Applausi e standing ovation non bastano: Cannes premia Malick e l’Italia resta a bocca asciutta

Applausi e standing ovation non bastano: Cannes premia Malick e l’Italia resta a bocca asciutta

CANNES, 23 MAGGIO – Cala il sipario su la promenade de La Croisette e per gli italiani, Paolo Sorrentino e Nanni Moretti, restano solo gli applausi che hanno accompagnato le rispettive proiezioni. Nessun premio per l’Italia, ma, sopratutto, nessuna previsione è andata a buon fine.

La 64° edizione del Festival di Cannes ha chiuso ieri i battenti con una grande delusione per il pubblico italiano che in quella Palma d’Oro – sopratutto dopo la standing ovation e i dieci minuti di applausi seguiti alla proiezione di This Must Be The Place di Paolo Sorrentino – ci aveva davvero creduto. E come non amare e non premiare la straordinaria e commuovente interpretazione di Michel Piccoli in Habemus Papam, del già riconosciuto e premiato, sul palco francese, Nanni Moretti?

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Tra fischi, critiche e gossip amaro, la 64° Palma d’Oro viene consegnata da Jane Fonda a Terence Malick con il suo The Tree of Life – già nelle sale italiane dal 18 maggio – mentre il Gran premio della Giuria va, ex aequo, ai già pluripremiati fratelli Dardenne con Il ragazzo con la bicicletta e al controverso Once Upon Time in Anatolia di Nuri Bilge Ceylan.

E se i registi nostrani non sono riusciti a strappare neanche una menzione speciale, non è andata poi molto meglio agli attori – italiani e non – che vi hanno partecipato. Infatti il premio come miglior attore è stato consegnato al francese Jean Dujardin, interprete di The artist, mentre il premio come migliore attrice è stato assegnato a Kirsten Dunst per Melancholia dell’irriverente Lars vo Trier che, in questo festival, ha fatto più parlare di sé per i suoi subdoli pensieri che per la sua pellicola in concorso. Il Premio della Giuria va al francese Polisse di Maïwenn, il riconoscimento per la  regia va a Nicolas Winding Refn con Drive e, infine, la miglior sceneggiatura è consegnata a Joseph Cedar con Footnote.

Un vero peccato per l’Italia che già con Habemus Papam era riuscita a dare uno scossone al cinema nazionale, negli ultimi mesi più intento a sfornare banali commediole con la pretesa di “far pensare” e “far riflettere” tristemente il proprio pubblico. Un riconoscimento ufficiale poteva rappresentare un input in più alla questione che un cinema ‘ben fatto’, che metta d’accordo critica e pubblico, può esistere, e può esistere, sopratutto, anche qui da noi.

Intanto attendiamo l’uscita italiana – prevista per ottobre – di This Must Be the Place di Sorrentino e teniamoci stretti la standing ovation e gli applausi …chissà che questa volta non arrivi lo zio Oscar.

Federica Palmisano

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