Milano una zingaropoli? Un centro multiculturale è già previsto dal Pgt approvato dal centrodestra

Milano una zingaropoli?  Un centro multiculturale è già previsto dal Pgt approvato dal centrodestra

MILANO, 20 MAGGIO – In vista dell’avvicinamento dei ballottaggi si riaccende la campagna elettorale e i toni divengono ancora molto coloriti.

Le parole di Umberto Bossi di ieri, che aveva dato al candidato del centrosinistra del “matto” perché vuole “campi nomadi e moschee islamiche” a Milano, si sono tradotte in un manifesto che sarà affisso da stasera dalla Lega Nord. Continua dunque la battaglia della Lega e del Pdl contro Pisapia, a poco più di una settimana dal ballottaggio che lo vedrà sfidare Letizia Moratti.

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E oggi arriva anche  l’affondo del vicesindaco e assessore alla sicurezza del capoluogo lombardo, Riccardo De Corato, convinto anche lui che con il candidato del centrosinistra a Palazzo Marino, Milano diventerà una ”zingaropoli”, e dichiara: ”la citta’ in breve tempo si riempirà non solo di nomadi ma sarà sommersa di immondizia come Napoli”
”Dal 2007osserva de Corato – abbiamo fatto 537 sgomberi smantellando più di 2600 costruzioni illecite riportando sicurezza nei quartieri. Ed e’ stato fatto un lavoro enorme sul piano della pulizia, basti dire che la stima dei rifiuti asportati, secondo i dati del Comune, e’ di 8000 tonnellate.

Secondo De Corato, il programma di Pisapia e’ ”una riedizione del vecchio programma di Penati che voleva trasformare Milano in una costellazione di villaggi rom. Auguri! Noi non prendiamo in giro i milanesi giocando a nascondino con le parole. Azzeramento dei campi nomadi irregolari, questo e’ l’impegno, scritto nera su bianco, che garantiamo ai milanesi. Dall’altra parte, come ha detto Bossi, c’e’ zingaropoli”.

Dello stesso parere, il leader del Pdl Silvio Berlusconi che in un’intervista al Tg5 afferma: gli elettori non faranno diventare Milano una citta’ islamica, ne’ una ”zingaropoli piena di campi Rom”. Poi il premier si dice convinto che i milanesi ”non consegneranno Milano all’estrema sinistra”, facendola diventare ”una metropoli disordinata, insicura, caotica” e che ”aumenta le tasse”.

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Ma forse, quello che molti elettori non sanno, è che un centro multiculturale è già previsto dal Piano di governo del territorio approvato dal centrodestra. Infatti, in un articolo del Corriere della Sera del 2007, si legge che: “ Sequestrata un’ area comunale e ceduta alla Casa della Carità”, in 8.000 mq dieci case prefabbricate, una struttura comune, gas, luce e acqua dove  sorgerà, il villaggio solidale per i rom. Poi, l’articolo prosegue dicendo: “ Il piccolo villaggio sorgerà ai margini del Parco Lambro, più precisamente al confine con quella stessa area del Ceas dove «i volontari di don Virginio Colmegna – come riconosce il vicesindaco Riccardo De Corato – ospitano insieme con altre persone in difficoltà i rom di Opera» sin dal giorno in cui dovettero fuggire dalla loro tendopoli, scacciati dal presidio allestito contro di loro: «E non si può pretendere che stiano lì in eterno», dice il vicesindaco. L’ ordinanza firmata ieri dal prefetto Gian Valerio Lombardi – su sollecitazione congiunta dello stesso De Corato nonché degli assessorati alle Politiche sociali e al Demanio – rappresenta di fatto il mantenimento di un impegno: «Troveremo una sistemazione ai rom di Opera – aveva promesso il Comune di Milano – entro fine marzo», e la sistemazione è arrivata”.

LEGGI: Corriere della Sera > Archivio >  Sorgerà al parco Lambro il villaggio solidale per i rom
http://archiviostorico.corriere.it/2007/marzo/24/Sorgera_parco_Lambro_villaggio_solidale_co_7_070324024.shtml

Per tentare di capire, capire chi sono, dove vivono e come vivono nei loro paesi di origine i rom che popolano gli insediamenti legali e illegali del territorio milanese, bisognerebbe organizzare un viaggio nel loro territorio d’origine. Durante l’ultima campagna mediatica sull’”invasione dei rumeni” e sul “pericolo rom” si notava una grande confusione e una grande mancanza di informazioni sulla loro identità, cavalcata poi dall’onda di politica populista, che pensa ad ottenere voti utilizzando solo le disgrazie umane. Visitando alcuni villaggi nella regione della Oltenia, intorno a Craiova, da cui provengono la maggior parte dei rom milanesi, si evince che si tratta di famiglie di rom rumeni che fanno parte dell’ultima ondata migratoria arrivata a Milano intorno al 2000, che ha seguito la precedente ondata di immigrati e profughi (rom e non rom) provenienti dalla ex-Jugoslavia, che costituivano la popolazione delle baraccopoli milanesi.

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Ascoltandoli non possiamo fare a meno di notare quanto la definizione di “nomade” riferita dalle nostre istituzioni e dai nostri media ai rumeni di etnia rom sia assolutamente impropria. Essi infatti provengono da piccoli paesi, dove hanno una casa, la maggior parte delle volte di proprietà della famiglia da generazioni. Si spostano in cerca di lavoro, tanto quanto altre comunità di migranti, e non per una tendenza innata al nomadismo.

La minoranza rom vive in Oltenia da 700 anni, storicamente in una condizione di separazione e discriminazione. Basti pensare che fino al 1850 i rom rumeni erano schiavi, comprati e venduti dai proprietari terrieri che li utilizzavano per il lavoro dei campi; durante il nazismo furono vittime delle leggi razziali, deportati e sterminati; durante il regime comunista di Ceausescu furono invece assimilati a forza.

Sonia Bonvini

 

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