Minzolini indagato dalla procura per la faccenda della “spesucce” con i soldi aziendali

Minzolini indagato dalla procura per la faccenda della “spesucce” con i soldi aziendali

ROMA, 13 MAGGIO – Augusto Minzolini resta sbigottito, quasi incredulo E punta il dito contro questa iniziativa della Procura di indagarlo. In particolare, il direttore del TG 1, dovrà spiegare ai magistrati come mai avrebbe speso 86.000 euro da agosto 2009 a settembre 2010 utilizzando la carta di credito dell’azienda, ovvero “Mamma Rai”: spendendo 200 euro al giorno.

Il direttore è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Roma con l’accusa di peculato.

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Per gli inquirenti l’iscrizione è un “atto dovuto” a seguito di alcuni accertamenti e dell’acquisizione di documenti da parte dei militari della Guardia di Finanza.

Minzolini sarebbe finito nell’indagine delle Fiamme Gialle per un’inchiesta interna alla Rai e a seguito di un esposto presentato da un’associazione di consumatori.

Il direttore ha precisato in seguito, di aver già restituito tutta la somma nelle casse della Rai e di aver avviato un’azione legale di rivalsa nei confronti dell’azienda. E infatti dopo la notizia, divenuta di pubblico dominio, Minzolini ha esordito dicendo: “Se la notizia è vera, è l’ennesimo attacco in quel delta del Mekong che è la Rai: dopo l’inchiesta della procura di Trani, le polemiche dell’Usigrai, le iniziative dell’Agcom è arrivato il turno della procura di Roma. Quello che mi fa sorridere, e non mi arrabbio né stupisco sapendo come vanno le cose in Italia, che questa notizia sia finita sui media a due giorni dalle elezioni. Del resto la strumentalità politica è più che evidente: l’indagine penale, infatti, prende spunto dall’esposto di un partito politico, quello di Antonio Di Pietro. Comunque sono più che tranquillo: si tratta di un ‘atto dovuto’ di un vicenda che ha contorni estremamente chiari”.

Se si rileggono attentamente le parole di Augusto Minzolini, si nota che, avendo dato un connotato politico alla scelta della Procura, egli sottintende di essere schierato con il partito di governo. La cosa dovrebbe lasciare stupefatti tutti, perché forse, il direttore del Tg1 dovrebbe essere imparziale. Minzolini continua, sottolineando che: “dall’azienda mi era stato dato un benefit in cambio dell’esclusiva giornalistica (a contratto già firmato il presidente Rai mi chiese di interrompere una collaborazione con il settimanale Panorama). Un benefit di cui ho goduto fino a quando – dopo diciotto mesi e dopo aver approvato un bilancio – il vertice Rai ha scoperto, per usare un eufemismo, che quel benefit non era compatibile con la politica aziendale. Una decisione che viene presa sulla base di un’iniziativa di un consigliere d’opposizione legato all’Idv a poche settimane dal 14 dicembre – altra conferma della strumentalità politica insita nella vicenda – nella speranza che la caduta del governo Berlusconi avrebbe avuto delle ripercussioni in Rai.” Nulla dalle sue dichiarazioni, sembra far intuire, che il “direttore sia schierato”. Insomma, dalle sue parole arriva un messaggio: gli hanno dato la carta come benefit, lui l’ha tranquillamente usata senza farsi scrupoli e poi gliel’hanno chiesta  indietro. Che scandalo, sono proprio tutti cattivi!

Il direttore della testata Rai 1 continua sottolineando: “in poche parole qualcuno pensava che fosse lo strumento giusto per farmi fuori: hanno provato ad utilizzarlo dentro l’azienda (ma il dg di allora conoscendo i contorni della vicenda ha sempre escluso un’azione disciplinare), in Corte dei Conti e, non avendo altro, hanno sollecitato un’azione penale secondo metodi ben noti. Il sottoscritto proprio perché è tranquillo, per trasparenza e per evitare polemiche di basso profilo ha già ridato indietro alla Rai l’intera somma in questione, nel contempo ha avviato un’azione legale di rivalsa nei confronti dell’azienda e – venuto meno il benefit e l’impegno di esclusiva – ripreso la collaborazione con Panorama”. Finalmente alla testata Panorama tutti saranno più sollevati, visto che Minzolini è tornato in squadra!

Poi il direttore Minzolini, spiega nel dettaglio la cosa: “Del resto basta leggere le due lettere che sono intercorse tra me e l’allora dg, Mauro Masi, per capire quanto sia paradossale questa vicenda. Scriveva Masi il 19 marzo scorso: ‘Caro Direttore, come ricorderai all’atto della stipula del Tuo contratto di lavoro convenimmo sull’idea di assegnarTi la carta di credito aziendale, unitamente all’impegno di esclusiva da Te concesso a Rai stessa. Tutto ciò in linea con l’impegno Rai più volte manifestato in passato quando si è trattato di contrattualizzare figure giornalistiche di particolare rilievo (ricordo, solo ad esempio, il pagamento per tre mesi di una stanza di prima categoria in un hotel di lusso in Roma per il tuo predecessore). E’ emerso tuttavia che questo ‘beneficio’ non e’ del tutto compatibile con la normativa aziendale. Semmai è possibile introdurre l’uso della carta come una ‘facility’ che, pero’, prevede procedure diverse. La mancanza di chiarezza nella governance aziendale in materia ha creato una sorta di incomprensione di natura amministrativa in questi mesi tra Te e l’Azienda. Come ho già avuto modo di chiarire in Consiglio di Amministrazione, ritengo che si sia trattato di un’incomprensione di natura amministrativa. Voglio non a caso sottolineare il concetto di incomprensione amministrativa – rispetto alla quale, evidentemente, non possono essere rinvenute, a mio avviso, Tue responsabilità – poiché in realtà, la carta di credito aziendale va, come detto, correttamente considerata una facility concessa per snellire le procedure del rimborso sostenute”. Insomma, la Rai è davvero cattiva con Augusto.

Ma la risposta di Augusto Minzolini, non tarda ad arrivare, e il 20 marzo scrive in una lettera: ‘Caro Direttore – scriveva -, non posso che confermare l’incomprensione di natura amministrativa che si e’ creata nel momento della stipula del mio contratto con la Rai. In effetti, a fronte dell’esclusiva nel rapporto di lavoro con l’Azienda, la carta di credito aziendale mi era stata consegnata come una sorta di benefit compensativo: in particolar modo la Rai mi chiese di interrompere la rubrica che avevo sul settimanale Panorama. Ora, da quanto mi dici, questo beneficio non e’ del tutto compatibile con la normativa aziendale. Soprattutto, se ho ben capito, le procedure amministrative dell’utilizzo della carta aziendale (nel concreto, infatti, come avrai notato, sono tutte spese riconducibili ad esigenze di rappresentanza o di produzione) sono diverse da quelle che ho seguito, come dici tu stesso e non potrebbe essere altrimenti, finora in buona fede. Questo ha creato una sorta di incomprensione amministrativa tra me e l’azienda”.

Oggi Minzolini sottolinea “certo la situazione a me non può non apparire singolare: infatti, penso che di questo corto circuito procedurale l’Azienda avrebbe potuto avvertirmi prima e non aspettare 18 mesi. E una semplice segnalazione avrebbe risolto sul nascere questa incomprensione. Così purtroppo non è stato e questo probabilmente si aggiunge ad uno dei tanti misteri di quest’azienda per cui alla fine un direttore, il sottoscritto, che rispetto al primo anno del mio predecessore ha risparmiato all’incirca 2 milioni di euro nel budget del tg si ritrova ad affrontare discorsi del genere. Come pure è paradossale che tanta attenzione sulle procedure mostrata da qualche consigliere di amministrazione non abbia riscontro nel passato su questioni ben più concrete che riguardavano voci più cospicue nel bilancio dell’azienda: ad esempio, resto perplesso se penso che negli studi del Tg ho trovato un macchinario (ledwall passo 20) noleggiato – a quanto mi dicono – a circa 100mila euro annui e tenuto li’ per due anni inutilizzato e ricoperto dalla polvere; o ancora, a quella struttura messa in piedi nell’ambito del Tg con contratti ad hoc per studiare – parliamo sempre del mio predecessore – una trasmissione d’informazione di prima serata che non è mai andata in onda. Misteri, appunto, inspiegabili”.

Minzolini, nel suo fiume di parole, mostra di aver ragione da vendere. In effetti, proprio dopo il suo Tg delle 20 c’è un programma costoso, che dura pochi minuti, e pronto per essere spolverato l’indomani.

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Sonia Bonvini

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