Arrigoni: i due salafiti arrestati confessano. A breve il rientro della salma
ROMA, 16 APRILE – I due militanti del gruppo terroristico salafita responsabile del sequestro e della barbara uccisione di Vittorio Arrigoni hanno confessato.
Erano stati fermati ieri, nell’ambito di un blitz delle forze di Hamas che avevano precedentemente ritrovato il corpo esanime del giovane volontario italiano abbandonato in una casa. I due sospettati hanno oggi confessato. Uno dei due sarebbe proprio l’esecutore materiale dell’omicidio, l’altro un complice nel rapimento. Inquietanti i dettagli del macabro omicidio del giovane Vittorio: soffocato con un sacchetto di plastica, ecco quanto emerge dalla confessione dei due salafiti.
Nel frattempo, il gruppo salafita di cui fanno parte i due arrestati ha preso le distanze dal gesto condannandolo come “un’iniziativa incomprensibile compiuta da una cellula impazzita fuori controllo e che contrata con l’insegnamento dell’Islam e i nostri interessi”. Un comitato di teologi islamici riunitosi oggi a Gaza ha emesso una “fatwa” contro l’assassino colpevole di aver commesso “un crimine contro l’Islam” e di aver agito facendo “lo stesso gioco del nemico sionista”.
La salma di Arrigoni, al momento ferma presso lo Shifa Hospital, dovrebbe rientrare in Italia domani, dopo l’apertura del valico di Erez, vera e propria porta di congiunzione tra Israele e la Striscia di Gaza. Non si esclude tuttavia che il rientro in patria sia ritardato a lunedì e che il corpo passi attraverso il valico di Rafah, tra la Striscia di Gaza e l’Egitto, per esaudire la richiesta della famiglia che ha chiesto fermamente che il corpo del giovane non passi attraverso i territori israeliani: “Dalla Farnesina mi hanno assicurato che stanno facendo il possibile per far rientrare Vittorio attraverso il confine con l’Egitto” – ha spiegato la signora Egidia Beretta, madre del giovane, aggiungendo “ci farebbe piacere se fosse così, ma comunque per il nostro dolore cambia poco”.
Anna Sara Graziano