Delitto dell’Olgiata: dopo vent’anni il Dna incastra il colpevole

Delitto dell’Olgiata: dopo vent’anni il Dna incastra il colpevole

Delitto dell'Olgiata - Contessa Della TorreROMA, 31 MARZO – Sono passati quasi vent’anni da quel 10 luglio 1991, quando in una villa dell’Olgiata,  in una zona residenziale a nord di Roma fu uccisa la contessa Alberica Filo della Torre.

Aveva 42 anni la contessa della Torre, sposata con il costruttore Pietro Mattei e madre di due figli, Manfredi e Domitilla.

Quel 10 luglio stavano per iniziare i preparativi per la grande festa che si sarebbe dovuta svolgere in villa, la stessa sera, per festeggiare il decimo anno di matrimonio dei coniugi Mattei.

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A trovare il corpo della contessa, uccisa a colpi di zoccolo poi strangolata e con la testa avvolta in un lenzuolo, fu una cameriera filippina Violeta Alpaga.

In villa quel giorno erano presenti, oltre ai due figli della contessa con i quali aveva fatto colazione, due domestiche filippine, la baby sitter inglese  e quattro operai al lavoro per i preparativi della festa.

Gli investigatori all’inizio puntarono sulla pista del delitto passionale o comunque su qualcuno che la vittima doveva conoscere perché in casa non mancava nulla se non una collana e un paio di orecchini. Troppo poco per un furto, considerato che la vittima indossava un costoso orologio d’oro che non le era stato tolto e che in casa c’erano molti gioielli.

Poi, le indagini, nel corso degli anni, hanno visto profilarsi numerose supposizioni, nessuna delle quali si è rivelata fondata, tanto che il caso è stato anche archiviato.

E’ stata, invece, la tenacia di Pietro Mattei che ha fatto riaprire le indagini con un esposto alla magistratura.

Oggi, la prova che incastra il colpevole è una traccia ematica trovata sul lenzuolo intriso di sangue della vittima. L’esame del DNA su questa traccia, frutto di un’abrasione che si procurò l’assassino uccidendo la vittima, ha dato esito positivo. Ha fornito un nome, Manuel Winston.

A distanza di vent’anni si ritorna a parlare del cameriere filippino, per lungo tempo indagato per omicidio volontario assieme al vicino di casa della contessa, Roberto Iacono, poi assolti entrambi.

L’uomo che non lavorava più assiduamente in villa, ci tornava ogni tanto per compiere dei lavoretti. E la mattina del delitto era in villa.

Ieri, quando è stato arrestato, agli agenti ha detto di essere sorpreso che dopo vent’anni sono arrivati a essere certi della sua colpevolezza.

Annamria Di Biase

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