Cogne: Taormina grazie a una sensitiva trovò l’arma del delitto

Cogne: Taormina grazie a una sensitiva trovò l’arma del delitto

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AOSTA, 27 GENNAIO – A nove anni dal delitto di Cogne l’avvocato Carlo Taormina, ex legale di Annamaria Franzoni, rivela che l’omicidio del piccolo Samuele fu compiuto con una pinza grande e pesante, con i beccucci arrotondati in cima. L’arma del delitto sarebbe uno strumento normalmente “usato da elettricisti, elettrauto, periti elettrotecnici che, impugnato in un certo modo – spiega Taormina – diventa un oggetto snodabile che può aver lasciato quella scia di macchie di sangue sulle pareti della stanza del delitto di Cogne”. L’avvocato di Annamaria Franzoni sarebbe entrato in possesso dell’utensile nel settembre 2004, grazie all’aiuto di una sensitiva.

Samuele Lorenzi, la mattina del 30 gennaio 2002, fu trovato in fin di vita con una profonda e frastagliata ferita al capo causata, secondo l’esame autoptico, da almeno 17 colpi sferrati con un corpo contundente. Taormina spiega che la forma arrotondata delle estremità dell’oggetto sarebbe, secondo i medici legali, compatibile con tali ferite.

Alla domanda sul perché tale pinza non fu consegnata agli inquirenti, l’avvocato replica che il suo ruolo era quello di difensore e non di investigatore: “Non rientrava nei miei compiti consegnarla agli inquirenti. Io ero il difensore della donna accusata del delitto. Ero tenuto solo alla sua difesa e al segreto professionale. Mi limitai a consegnarla ai miei medici legali. Avuta la loro risposta decisi di tenerla e seguire gli sviluppi dell’inchiesta e del processo di secondo grado”.

Cristina Reggini

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