Caso Ruby, la verità della Procura

Caso Ruby, la verità della Procura

MILANO, 27 GENNAIO – Da giorni il caso Ruby impazza sulle televisioni italiane ed estere. Grazie soprattutto alla sorprendente reazione del Premier che per difendersi è sceso in campo di persone.

Ma dalla lettura dei documenti pubblicati fin ora, tra intercettazioni e non, emerge una verità del tutto diversa rispetto a quella del Presidente del Consiglio. Vediamola punto per punto.

Competenza – Secondo il Premier ed i suoi avvocati, la competenza sul caso spetterebbe al Tribunale dei Ministri in quanto Berlusconi avrebbe agito nell’esercizio delle sue funzioni. Secondo la procura invece non è affatto così. Anche perchè la telefonata del Premier non riguarda copetenze ministeriali bensì fatti del tutto personali. Salvo che Ruby non sia vista come un fatto di stato!

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Serate ad Arcore – Secondo il Premier ed i suoi difensori, le serate ad Arcore e nelle ville del Premier erano all’insegna della sobrietà e del divertimento. Serate a base di “coca-cola e karaoke” appunto che nulla avrebbero a che vedere con le convinzioni della procura milanese.

Ma dalle intercettazioni emergono scenari molto differenti. Prendiamo ad esempio la telefonata tra Nicole Minetti e la sua amica M.T. che entra per la prima volta ad Arcore. La Minetti afferma: “Ti volevo un attimo briffare sulla cosa… Detto fuori dai denti, ci sono varie tipologie di persone: c’è la zoccola, c’è la sudamericana che non parla l’italiano e viene dalla favelas, c’è quella un po’ più seria”.

La stessa M.T. Poi, dopo essere stata ad Arcore racconta in un’altra telefonata con una sua amica di essere “imbarazzata… per i camerieri… l’atteggiamento del maggiordomo in mezzo a questo troiaio…”

Infine c’è la minore età di Ruby. Secondo il Premier la ragazza non ha mai dichiarato di essere minorenne e la stessa Ruby ha confermato a KaliSpera di non aver mai dichiarato la sua età.

Ma il 26 ottobre 2010 Ruby parla così al telefono con il padre: “Sono con l’avvocato… Silvio gli ha detto “dille che la pagherò il prezzo che lei vuole, l’importante è che lei chiuda la bocca, che mi tiri fuori da tutte queste questioni, che io non ho mai visto una ragazza che ha diciassette anni, o che non è mai venuta a casa mia”.

Documenti scottanti non solo per il loro contenuto a luci rosse o scandalistico, ma per la gravità dei fatti che emergono dagli stessi. Per questo probabilmente la procura si sente in dovere di andare avanti e non è intimorita dalla pressante e soffocante reazione dei diretti interessati.

Riccardo Capone

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