Caso Cucchi verso la verità: 12 persone rinviate a giudizio, due anni a funzionario Dap

Caso Cucchi verso la verità: 12 persone rinviate a giudizio, due anni a funzionario Dap

ROMA, 26 GEN. – Oggi il gup Rosalba Liso, accogliendo la richiesta dei pm Vincenzo Barba e Francesca Loy, ha rinviato a giudizio sei medici, tre infermieri e tre agenti penitenziari, nell’ambito dell’inchiesta su Stefano Cucchi, morto il 22 ottobre 2009. Le accuse vanno dalle lesioni e abbandono d’incapace, all’abuso di autorità, favoreggiamento, abuso d’ufficio e falsità ideologica. Il processo di fronte alla terza Corte d’assise avrà inizio il 24 marzo. La scelta del rito abbreviato ha già portato alla condanna a due anni di carcere per Claudio Marchiandi, direttore dell’ufficio detenuti e del trattamento del provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria.

Gli agenti rinviati a giudizio con l’accusa di lesioni personali sono: Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Domenici; i medici Aldo Fierro, Stefania Corvi, Rosita Caponetti, Flaminia Bruno, Luigi Preite De Marchis e Silvia Di Carlo sono imputati per abbandono di persona incapace, tranne la Caponnetti, dirigente medico, rinviata a giudizio per abuso d’ufficio e falso; sempre abbandono di persona incapace è il capo d’imputazione per i tre infermieri del Pertini, Giuseppe Flauto, Elvira Martelli e Domenico Pepe. I familiari di Stefano Cucchi hanno subito contestato i capi di imputazione e presentato consulenze di parte che dimostrerebbero il nesso di causalità tra la morte del giovane e il presunto pestaggio subito nelle celle di sicurezza di piazzale Clodio. Al momento per l’accusa non esiste alcun legame tra questi due eventi.

Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, non ha dubbi sulla morte del fratello e dopo aver descritto quello di oggi come “un momento di grande tensione emotiva”, – ha dichiarato – “Il giudice la pensa come noi. Stefano è morto per le botte”. Stefano Cucchi, 31 anni, geometra, fu fermato per possesso di droga la notte tra il 15 e il 16 ottobre del 2009. Sei giorni dopo l’arresto il giovane morì nel reparto protetto dell’ospedale Sandro Pertini. Non è chiaro cosa sia accaduto in quei sei giorni, nessuno a parte il personale medico e penitenziario vide il ragazzo. Il suo corpo martoriato fu mostrato ai genitori solo quando era sul tavolo dell’obitorio.

Cristina Reggini

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