Caso Ruby: la procura di Milano si prepara a procedere

ROMA, 18 GENNAIO – Secondo le indiscrezioni che circolano sulle intercettazioni legate al caso Ruby, la ragazza marocchina avrebbe ottenuto un lauto compenso per mentire a proposito dei suoi rapporti intimi con Berlusconi e il suo entourage. In una telefonata al suo ex ragazzo, il parrucchiere Sergio Corsaro, Ruby avrebbe detto di aver ottenuto un compenso di cinque milioni di euro per non divulgare la verità sui suoi incontri con il Premier.

In un’intervista a Vanity Fair la ragazza ha dichiarato che Lele Mora ha scoperto che era minorenne il giorno della sua prima “visita” ad Arcore, il 14 febbraio 2010. Fino ad allora Mora aveva creduto che lei fosse diciottonne e Berlusconi che fosse ventiquattrenne. Al momento della rivelazione, il fotografo, dopo lo sdegno iniziale, avrebbe avanzato una proposta di adozione per sottrarre la giovane all’ambiente squallido in cui si era introdotta. Gli atti della Procura di Milano trasmessi alla Giunta per le Autorizzazioni della Camera riportano poi altri stralci della telefonata che dimostrano che il Presidente del Consiglio non è stato turbato dallo scandalo. Ruby avrebbe detto al suo ex  “Non siamo preoccupati per niente perchè Silvio mi chiama di continuo. Mi ha detto ‘cerca di passare per pazza, racconta cazzate… Ruby, ti do quanti soldi vuoi, ti pago, ti metto tutto in oro, ma l’importante è che nascondi tutto. Non dire niente a nessuno». La telefonata, secondo quanto riferiscono gli inquirenti, sarebbe avvenuta tra il 26 e il 28 ottobre.

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La Procura di Milano impiegherà altre due settimane prima di inoltrare al giudice delle indagini preliminari, Cristina Di Censo, la richiesta di giudizio immediato per Silvio Berlusconi, indagato a Milano per concussione e prostituzione minorile per il caso Ruby (quasi certamente il premier non si presenterà davanti ai magistrati). Carlo Ferrigno, ex prefetto di Napoli ed ex commissario antiracket, che è stato intercettato ma non è  indagato, le feste a casa del presidente del Consiglio sarebbero sfociate in orge dove l’alcool scorreva a fiumi e il padrone di casa intratteneva le “ospiti” in topless con barzellette, canzoni e la consegna di regali di valore.

La Giunta delle Autorizzazioni della Camera che dovrà proporre all’Aula la risposta da dare alla richiesta di effettuare le perquisizioni domiciliari nei confronti del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi presentata dalla Procura della Repubblica di Milano, è composta da 21 membri. Sette del Pdl: Anna Maria Bernini, Enrico Costa, Fabio Gava, Antonio Leone (nominato relatore del caso), Maurizio Paniz, Jole Santelli e Paolo Sisto. Cinque del Pd: Pierluigi Castagnetti (il presidente), Donatella Ferranti, Anna Rossomando, Marilena Samperi e Maurizio Turco (eletto nella componente Radicale). Due di Fli: Giuseppe Consolo (vicepresidente) e Antonino Lo Presti. Due della Lega: Fulvio Follegot e Luca Paolini. Due del Misto: Elio Belcastro e Bruno Cesario (entrambi schierati con la maggioranza). Due dell’Udc: Pierluigi Mantini e Domenico Zinzi (vicepresidente). Uno dell’Idv: Federico Palomba. I pm di Milano hanno inviato alla Camera anche i decreti di perquisizione negli uffici di Giuseppe Spinelli, nell’abitazione di Nicole Minetti e in quelle di dieci ragazze che avrebbero frequentato la villa di Arcore (Iris Berardi, Arisleida Espinosa detta Aris, Elisa Toti, Ioana Visan detta Annina, Barbara Guerra, Concetta de Vivo detta Imma, Eleonora De Vivo, Barbara Faggioli, Maria Ester Garcia Polanco detta Marystelle, Alessandra Sorcinelli). Secondo i magistrati, le loro abitazioni in comodato d’uso rientrarebbero tra i vantaggi ottenuti in cambio della loro presenza alle feste ad Arcore.

Sara Marini

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