Fiom, un no che significa silenzio

Fiom, un no che significa silenzio

TORINO, 14 GENNAIOSono ore cruciali per il destino di Mirafiori, per gli operai che vi lavorano e per la FIOM. Dall’esito del referendum non dipende solo l’accettazione o meno del piano di Marchionne che prevede, tra l’altro, aumenti lordi per 3.700 euro all’anno in cambio di nuove turnazioni con più notturni e più straordinari, nuove norme sui permessi malattia e la riduzione delle pause. Dal responso delle urne dipende anche la presenza all’interno della Fiat del più agguerrito sindacato metalmeccanici d’Italia. In base al testo dell’accordo, infatti, le sigle sindacali che non lo sottoscriveranno non avranno il diritto di eleggere delegati sindacali.

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In queste ore sono al vaglio ipotesi alternative al sì incondizionato all’accordo come la “firma tecnica” o “l’adesione critica” che permetterebbero di eleggere rappresentanti qualora dalle urne uscisse vincitore il no all’intesa. Tuttavia le posizioni in materia non sono unanimi, il segretario nazionale della Fiom, Giorgio Ariaudo, si oppone all’ipotesi avanzata dalla Camusso della firma tecnica “Abbiamo tanti modi per stare dentro alla fabbrica anche se qualcuno pensa di vietare la nostra attività sindacale (…) Non è possibile rientrare con la firma tecnica perché il rapporto con i lavoratori si basa sul consenso che abbiamo anche in base al fatto che diciamo no a quell’accordo.”

Maria Scopece

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