DEVID BERGHI | Se nel centro di Bologna muore un bambino

DEVID BERGHI | Se nel centro di Bologna muore un bambino

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BOLOGNA, 11 GENNAIO – Bologna si è svegliata in un incubo in questi primi giorni del 2011. Un bambino di pochi giorni è morto di freddo e stenti e non è successo in una baracca in periferia, come per Florin, il bambino romeno morto nel 2007 in un incendio, ma in piazza Maggiore, nel cuore della città. La vicenda è stata ricostruita e raccontata da giornali e televisioni, ma restano ancora dei punti interrogativi sulle reali condizioni di vita della madre e dei suoi figli.

Oggi siamo in grado di aggiungere un tassello: la notte precedente al giorno del decesso madre e figli l’hanno trascorsa in una roulotte, un riparo di fortuna che condividevano con un’altra persona senza dimora. Passare le ore del giorno all’aperto, al freddo è stato fatale per il neonato che aveva trascorso i suoi primi giorni di vita in incubatrice.

Si sta provando a capire come la macchina burocratica dei servizi sociale comunali abbia potuto partorire questa tragedia. Piazza Grande dentro quella macchina, in qualche modo, c’è, tanto che anche i nostri operatori avevano incontrato la madre del bambino in passato e l’ultima volta il 31 dicembre. Si è già detto della volontà della donna di nascondere il disagio in cui viveva, temendo, probabilmente che le venissero tolti anche i due gemelli neonati come le era già capitato con due figli nati qualche anno fa, e da qui il rifiuto dell’assistenza offerta in diverse occasioni dai servizi sociali.

È già questo un punto su cui riflettere: se una madre deve scegliere tra il rischio di perdere l’affidamento dei figli e quello di mettere a rischio la loro vita, è evidente che qualcosa non funziona. Per quanto ne sappiamo un caso come questo è ancora raro, ma il diffondersi del disagio socio-economico tra gli abitanti di Bologna, non può non farci pensare che le madri in difficoltà, in futuro, possano aumentare e se c’è un buco nei servizi disponibili va colmato.

Altra questione, quella intorno alla quale secondo noi ruota la vicenda, è la mancanza di un riferimento centrale per i diversi settori che compongono i servizi. Il decentramento dei servizi, lo diciamo da due anni, ha creato disfunzioni ancora irrisolte. Gli utenti, le persone in difficoltà passano da uno sportello all’altro, da un quartiere all’altro; gli operatori fanno fatica a comporre il quadro dei bisogni degli utenti. Manca il luogo dello sguardo totale sul problema e la possibilità di dare soluzioni articolate. Forse anche per questo una madre non riesce ad avere tutte le risposte che cerca e a fidarsi delle istituzioni che potrebbero anche avere i mezzi per aiutarla.

Infine, ci auguriamo che lo shock e la vergogna che questa tragedia sta causando a ogni bolognese servano almeno a capire quali sono le vere emergenze della città. Il welfare non è solo il fiore all’occhiello di una bella città, ma è un mezzo per renderla viva e per qualcuno purtroppo è diventato un mezzo necessario alla sopravvivenza.

Leonardo Tancredi – Piazza Grande

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