Fiat divisa, ok da Piazza Affari

Fiat divisa, ok da Piazza Affari

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TORINO, 4 GENNAIO – Con la quotazione distinta in Borsa di Fiat e di Fiat Industrial si è sancito il definitivo passaggio alla gestione manageriale dell’azienda più ricca d’Italia.

Il processo, iniziato nel 2004 con l’arrivo di Sergio Marchionne al vertice dell’azienda, è stato ben accolto dai mercati azionari che nella giornata di oggi hanno registrato un +3,49% a 7,2 euro per Fiat Spa mentre Fiat Industrial apre in negativo con -0,22% a 8,9 euro.

La logica che sta alla base della separazione del comparto autovetture da quello dei veicoli industriali prevede che l’obiettivo per il manager diventi la valorizzazione di ogni specifico business aziendale seppur nella cornice di una crescita coordinata. A questo punto conviene che ogni settore abbia la possibilità di muoversi in maniera autonoma sviluppando al massimo le proprie potenzialità.

Se con Piazza Affari i rapporti sembrano buoni, non si può certo dire lo stesso dei sindacati, o per lo meno con il sindacato più rappresentativo del settore metalmeccanico, la Fiom. La costola “d’acciaio” della CGIL si è rifiutata di firmare l’accordo per il rinnovo del contratto, per altro già sottoscritto dalle altre sigle sindacali.

Su questo tema caldo i sindacati hanno incassato l’appoggio dell’ex ministro Sacconi “nell’accordo del 1993 erano sanciti diritti che bisogna fare salvi” e del presidente Napolitano “Mi auguro che sulle relazioni industriali, oggetto di contenzioso alla Fiat, si trovi un modulo più costruttivo di discorso. (…)Per quanto siano cambiate le cose e si possa vedere quanto dell’accordo del ’93 rimanga valido, però vi sono dei punti importanti che riguardano senza dubbio il diritto di rappresentanza, tutta una materia che ormai va” .

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di  Maria Scopece

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