Wikileaks, trema la diplomazia Usa per le nuove probabili rivelazioni

Wikileaks, trema la diplomazia Usa per le nuove probabili rivelazioni

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BOLOGNA, 26 NOV. – Si preannuncia come la più ricca pubblicazione di materiali secretati dall’apertura del sito a questa parte: sono all’incirca 3 milioni i documenti che lo staff di Wikileaks metterà in rete nelle prossime ore. Tutti provenienti dal dipartimento di stato americano. Che oggi cerca di mettersi al riparo.

Il timore che i files contengano informazioni troppo sensibili ha spinto la diplomazia Usa guidata dalla Clinton ad una decisione difficile: avvisare i governi stranieri che potrebbero essere protagonisti dei “leaks”, le soffiate.

Un ex diplomatico statunitense ha confessato al Sole 24 ore che potrebbero venire alla luce “attività di nostri diplomatici che potrebbero non piacere a governi stranieri. E forse addirittura spingerli a espellere qualcuno”. Per non parlare della possibilità che, nella montagna di documenti, ci siano anche rivelazioni o giudizi imbarazzanti su diplomatici, politici o governanti.

Sono quindi intercorsi colloqui fra i rappresentanti americani e i governi britannico, israeliano, norvegese, danese, canadese ed italiano. Con il ministro degli Esteri australiano Kevin Rudd avrebbe parlato Hillary Clinton in persona. Ma sembra che, in caso di pubblicazione, a risentirne di più saranno i rapporti con la Russia e con Israele.

Sembra che a far pervenire i documenti a Wikileaks sia stato nuovamente Brian Manning, il marine arrestato nel giugno scorso e accusato di «rivelazione di segreti di stato» in seguito alle “soffiate” su Iraq e Afghanistan. Il soldato, che lavorava nell’ intelligence Usa, sarebbe potuto accedere ai files grazie al Net-Centric Diplomacy, una rete di condivisione di informazioni che Pentagono e Dipartimento di stato utilizzano entrambe.

Intanto Wikileaks e il suo fondatore Assange continuano a ricevere il plauso dei cittadini. Ieri l’emittente canadese Cbc ha condotto un sondaggio tra i suoi utenti. Alla domanda: “E’ giusto che WikiLeaks pubblichi i segreti del mondo grazie a degli accordi sottobanco?” il risultato è stato un sì quasi plebiscitario (86%)

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Laura Girasole

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