L’INCHIESTA | Emilia Romagna impregnata di mafia: la mappa delle ndrine

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BOLOGNA 24 NOV. –  In Emilia Romagna “non ci sono infiltrazioni mafiose, è impregnata di mafia, ci sono decine di famiglie che si sono divise il territorio, perché è come un campo di fiori e le api ci vanno molto volentieri, è molto gustosa l’Emilia Romagna, dal mio punto di vista è anche meglio della Lombardia”, a parlare è Gaetano Saffioti, imprenditore calabrese di 48 anni, in un’intervista riportata sul sito  www.antonioamorosi.it. L’imprenditore dopo la decisione di denunciare il sistema estorsivo di cui era vittima, vive da otto anni sotto scorta come testimone di giustizia, a causa delle continue minacce ricevute. Grazie alla sua denuncia sono finiti in manette 10 tra i 50 boss più pericolosi d’Italia e altre 38 persone legate a vario titolo alla criminalità organizzata.

L’intervista ha Saffioti, ha lo stesso tenore della relazione della Direzione investigativa antimafia (Dia) relativa al primo semestre del 2010, trasmessa al Parlamento la scorsa settimana dal ministro dell’Interno Roberto Maroni. In Emilia-Romagna, “tra le regioni più ricche della penisola”, si moltiplicano i “rischi d’inquinamento dell’economia legale”, certifica la relazione. Le cosche hanno “parzialmente, ma visibilmente” archiviato i metodi “criminali aggressivi”, per mettere in piedi “vere e proprie holding imprenditoriali“. Non si tratterebbe più di semplice infiltrazione mafiosa, è avvenuta una fusione col tessuto economico regionale, al punto che, si legge nella relazione, i sodalizi criminali (i Casalesi su tutti) sono stabilmente “in grado di aggiudicarsi gli appalti ed acquisire le concessioni”. Tra le organizzazioni mafiose più attive e stabilizzate in Emilia-Romagna spicca la ‘Ndrangheta, affiancata dalla Camorra.

L’attività della Dia in regione ha letteralmente scoperchiato “la presenza e l’operatività di alcune cosche – si legge nella relazione – in particolare a Bologna, Modena, Reggio Emilia e Parma, con un progressivo ampliamento degli interessi anche verso altre province”. E’ “consolidata la presenza di una diretta espressione della cosca cutrese “Grande Aracri”, accanto ad “elementi riconducibili alle ‘ndrine dei Barbato, Strangio e Nirta di San Luca (Reggio Calabria) e dei Bellocco di Rosarno”. Rimini è “segnata dalla presenza di cosche crotonesi – spiega il rapporto della Dia – che mantengono il controllo di bische clandestine, estorsioni, usura e traffico di stupefacenti”, in diretto collegamento con le cosche “Vrenna di Crotone e Pompeo di Capo Rizzuto”. A Ferrara la Direzione antimafia ha registrato “la presenza di elementi riconducibili alla ‘ndrina Farao-Marincola di Ciro'”. Forlì risulta essere terreno dei “Forastefano di Cassano allo Jonio”, nel cosentino. La Dia parla inoltre di tradizionali e “qualificate presenze” anche a Reggio Emilia e Piacenza. Nel capoluogo emiliano ci sarebbero persone legate a ‘Sandokan’, il capo dei Casalesi.

Cristina Reggini

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