Berlusconi collaborava sotto minaccia con Cosa nostra

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Palermo, 21 Ottobre – Un’ ulteriore prova a conferma dei rapporti fra Berlusconi e Cosa Nostra a cui faceva da tramite Marcello Dell’Utri, Senatore della Repubblica per il Popolo della Libertà, è il contenuto del verbale con cui la corte d’appello di Palermo ha condannato Dell’Utri a 7 anni per concorso esterno in associazione di tipo mafioso.

C’è la conferma, affermano i magistrati, che in quegli anni tra il ’70 e l’80 ”Berlusconi, pur di stare tranquillo, preferisse trovare soluzioni accomodanti”. L’attuale Premier, infatti, per fronteggiare le richieste mafiose e mettersi a riparo dalle minacce di estorsione rivolte a lui e ai suoi familiari, pagava  Cosa Nostra e taceva ricorrendo alle amicizie “particolari” dell’amico siciliano Dell’Utri.

A tal proposito i giudici hanno rimesso su banco le intercettazioni telefoniche di quegli anni e fra le motivazioni scritte sul verbale a sostegno dell’accusa appare: “Eloquente al riguardo lo sfogo che Berlusconi ebbe, ben dodici anni dopo le minacce dei primi anni ’70 cui aveva fatto fronte rivolgendosi al Dell’Utri, nel corso della conversazione telefonica del 17 febbraio 1988 con l’amico Renato Della Valle al quale, commentando recenti intimidazioni subite che lo preoccupavano considerevolmente _ “c’ho tanti casini in giro, a destra, a sinistra. Ce n’ho uno abbastanza grosso, per cui devo mandar via i miei figli, che stan partendo adesso per l’estero, perché mi han fatto estorsioni… in maniera brutta . … Una cosa che mi è capitata altre volte, dieci anni fa , e… Sono ritornati fuori. … siccome mi hanno detto che, se, entro una certa data, non faccio una roba, mi consegnano la testa di mio figlio a me e espongono il corpo in piazza del Duomo… E allora son cose poco carine da sentirsi dire e allora, ho deciso, li mando in America e buona notte”_  ebbe ad affermare esplicitamente che, pur di stare tranquillo, non avrebbe esitato a pagare _ “ma io ti dico sinceramente che, se fossi sicuro di togliermi questa roba dalle palle, pagherei tranquillo , così almeno non rompono più i coglioni”.

Tale intercettazione prova il fatto che Berlusconi sapeva a chi pagava e a riprova c’è anche un’altra conversazione telefonica fra Berlusconi e Dell’Utri avvenuta la sera del 29 novembre 1985 poche ore dopo l’esplosione di un ordigno nascosto sulla recinzione della villa di Berlusconi in Via Rovani a Milano. I magistrati scrivono: “Silvio Berlusconi, ridendo, riferiva al suo interlocutore  il contenuto del colloquio già avuto con i Carabinieri di Monza incaricati delle indagini ai quali aveva detto che, se coloro che avevano compiuto il danneggiamento gli avessero chiesto trenta milioni invece che mettere la bomba, egli non avrebbe avuto difficoltà a pagare. Ecco cosa diceva Berlusconi a Dell’Utri: “Stamattina gliel’ho detto anche ai carabinieri…. gli ho detto: ‘Ah, si? In teoria, se mi avesse telefonato, io trenta milioni glieli davo!’ (ride). Scandalizzatissimi: ‘Come, trenta milioni? Come? Lei non glieli deve dare che poi noi la arrestiamo!’. dico: ‘Ma no, su, per trenta milioni!'”.

La ricostruzione fatta dal tribunale dell’accusa acquisisce credibilità grazie alle dichiarazioni rese da Francesco di Carlo, mafioso poi pentito, secondo cui Dell’Utri per dare protezione a Berlusconi assunse, con l’intervento dei massimi esponenti della mafia, Vittorio Mangano, criminale pluriomicida legato a Cosa nostra, come “stalliere” nella Villa di Arcore con funzione di amministratore.

I giudici palermitano sottolineano il fatto che Mangano possa aver millantato con Cucuzza e La marca, due pentiti, riferendo loro di presunti impegni presi con Berlusconi  e Dell’Utri,in realtà mai esistiti.

Isabella Anna Ricciardi

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