Wikileaks, mandato d’arresto per Assange. Il legale: è persecuzione

Wikileaks, mandato d’arresto per Assange. Il legale: è persecuzione

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MILANO, 19 NOV. – Un tribunale svedese ha emesso stamane un ordine di arresto nei confronti di Julian Assange. Il fondatore di Wikileaks è accusato di stupro, molestie e coercizione illegale. “Il motivo della mia richiesta è che abbiamo bisogno di interrogarlo”, ha spiegato Marianne Ny, capo della Procura.

La faccenda risale a quest’estate. Un primo mandato di arresto per stupro era stato emesso il venti di agosto, ma subito dopo ritirato. In quel frangente  Assange aveva dichiarato di conoscere le donne che lo hanno denunciato, negando però qualsiasi coinvolgimento e bollando l’accusa come tentativo di gettare discredito sul lavoro di Wikileaks.

Oggi il consigliere di Wikileaks Mark Stephens ha risposto via Twitter con un comunicato ufficiale, affermando che il mandato non è che “abuso di potere” teso alla “persecuzione” di Assange. Secondo Stephens, Assange si sarebbe ripetutamente reso disponibile ad essere interrogato, “in Svezia e poi anche in Gran Bretagna (anche nell’ambasciata svedese), sia di persona che telefonicamente, in videoconferenza, per mail, o anche tramite una dichiarazione spontanea in forma di affidavit”, il legale continua affermando che “Tutte queste proposte sono state rifiutate da un procuratore che sta abusando dei suoi poteri, insistendo sulla necessità che Assange ritorni in Svezia a proprie spese per essere sottoposto a un circo mediatico”. Il mandato è definito  “inutile e sproporzionato, e contravviene alle convenzioni europee e ai rapporti bilaterali Gran Bretagna-Svezia. Questo comportamento rappresenta una persecuzione”. “Prima di lasciare la Svezia – conclude il comunicato – Assange ha chiesto di essere interrogato in diverse occasioni, nel mese che ha trascorso a Stoccolma, ma il procuratore disse al legale Bjorn Hurtig che era libero di lasciare il Paese, e così ha fatto”.

Laura Girasole

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