Ruby, le sette telefonate di Berlusconi in questura

Ruby, le sette telefonate di Berlusconi in questura

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MILANO, 11 NOV. – Il caso Ruby-Berlusconi diventa, giorno dopo giorno, un giallo dai difficili contorni. Cosa accadde veramente quella sera nella questura milanese? Il pm dei minori Anna Maria Fiorillo svela alcuni dettagli della vicenda.
«Quella sera ricevetti almeno sette telefonate, ma non hanno mai avuto il coraggio di dirmi che aveva chiamato Berlusconi», racconta il magistrato, che definisce «una balla» i rumors sulla presunta mancanza dei posti in comunità: «Ho parlato con il responsabile del pronto intervento e ho appurato che non era mai stata fatta richiesta». A quel punto, prosegue, «ho detto che la ragazza doveva restare in questura fino al mattino. Hanno riposto: non possiamo tenerla in camera di sicurezza. Che non è vero. Ho detto che potevano tenerla su una delle poltrone degli uffici». Non è quindi mai stato concesso l’affidamento a Minetti, che «mi venne presentata come consigliera presidenziale, una carica che non avevo mai sentito prima». Che Ruby fosse la nipote di Mubarak, afferma Fiorillo, «non me la sono bevuta. Ho risposto: e allora io sono Nefertiti, la regina del Nilo. Dopo le loro insistenze ho aggiunto: se è proprio così, che facciano mandare una conferma scritta dall’ ambasciata egiziana».

Il pm conferma di aver commesso «un solo errore: non ho rassicurato la funzionaria della Questura Iafrate. Era tutta irrigidita, parlava come se recitasse un copione. Con lei – dichiara – ho avuto un alterco. Ho pensato: come si permette di essere così testarda? Si assumerà tutte le responsabilità. E invece hanno mandato avanti lei». Fiorillo spiega di non essere mai stata sentita dalla procura: «Si sono basati sulla relazione del mio capo, e sulla mia». Nelle dichiarazioni di Maroni, aggiunge, «c’è un’altra cosa non vera. Ha detto che gli atti di quella notte ci sono stati trasmessi. In realtà sono arrivati con moltissimo ritardo, dopo giorni, e dopo che Ruby si era picchiata con la brasiliana. Altrimenti non sarebbero mai arrivati, temo».

Redazione via Corriere.it

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