Bossi pronto a mediare tra Berlusconi e Fini per salvare il federalismo

Bossi pronto a mediare tra Berlusconi e Fini per salvare il federalismo

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BOLOGNA, 9 NOV. – Le mille variabili in campo inducono alla schizofrenia delle posizioni. La Lega, che poco più di un mese fa pretendeva le elezioni anticipate, oggi frena e chiede continuità. Questa la linea approvata nella riunione di via Bellerio, alla quale è seguito un incontro con Berlusconi. Un confronto duro per certi versi.

Bossi, infatti, teme che la crisi di maggioranza ufficializzata domenica a Perugia, possa bloccare l’iter del federalismo. Così, si propone quale mediatore, incontrando, dapprima, il disappunto del premier: “di quelli lì non mi fido”. “Quelli lì” sarebbero i finiani, che non più tardi di due giorni fa hanno chiesto le dimissioni del Cavaliere, allo scopo di far nascere un governo allargato all’UDC con un nuovo programma. Effettivamente, il Presidente del Consiglio ipotizza un bluff di Fini, il quale a suo avviso sarebbe pronto al ribaltone. Si spiegano così le sette camicie sudate dal Senatur per ricevere il mandato dal capo. Senza considerare la difficoltà politica ed umana che avrebbe Berlusconi ad accettare il diktat finiano (“Dimettiti!”, n.d.r.). Ciononostante, Bossi conta di raggiungere l’obiettivo. Non solo ottenendo le necessarie garanzie. Il leader leghista ritiene pure di poter sfilare la poltrona di presidente della Camera dalle terga dell’ex missino.  “D’altronde, se FLI chiede di azzerare, ciò deve valere per tutto e tutti” – teorizzano in via Bellerio. Chissà se Fini, che grazie al megafono di Montecitorio ha saputo ricostruirsi un partito personale, sarà d’accordo. Non bisognerà attendere molto per saperlo, dato che l’incontro con Bossi è previsto domani.

Sul tavolo della discussione ci saranno, innanzitutto, legge elettorale e federalismo. Si tratta dei temi in cima all’agenda della politica. Sembrerebbe tutto normale, dunque, se non fosse che i due leader hanno già discusso e chiuso le questioni tempo fa. L’allora presidente di AN fu, infatti, uno dei maggiori sostenitori del “Porcellum” di Calderoli. Egli sosteneva con ardore l’abolizione delle preferenze perché “è indubbio che nel passato” abbiano “alimentato, per la grande quantità di risorse finanziarie necessarie, la corruzione”. Cosa è cambiato? Quattro anni fa il capo della destra necessitava di uno strumento per soggiogare i suoi colonnelli, mentre oggi ha bisogno di un argomento polemico contro quella che qualcuno chiama “mignottocrazia”. Per quanto riguarda il federalismo la motivazione è analoga. Nel senso che non c’è niente di nuovo sotto il sole. Salvo le urgenze “elettorali” di FLI. I “futuristi” sanno benissimo che difficilmente riceveranno consenso dal centro e dalla sinistra. Così, per drenare i voti di un elettorato di destra smarrito di fronte a “pacs” e “cittadinanza breve”, sfruttano la “legalità” e la “nazione”. Tematiche buone per distinguersi dal PDL e dalla Lega nord, e concorrere con essi. Ebbene, se questi sono i presupposti, pare improbabile un accordo. La partita a scacchi, dunque, continua. A ciascuno spetta l’ultima mossa. C’è tempo fino a dicembre.

di Antonio Del Prete

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