Vieni via con me fa 7,6 milioni di spettatori, 25,48% di share. Il trionfo di Saviano

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BOLOGNA, 9 NOV. – I tafferugli di viale Mazzini poco hanno potuto, contro il grande incontro tra il pubblico e lo straordinario potere di questa trasmissione, che ha parlato all’Italia stringendola a sé, con la genuinità di Saviano, con la naturalezza di Fazio, con la tempra di Benigni, con il coraggio di Vendola. L’Italia si è raccolta quasi tutta attorno a loro, ad ascoltare le loro storie come a sentir narrar le nostre, elenchi di quotidianità, in cui ognuno rivede un pezzetto di se stesso, dall’operatore del call center che stende l’elenco degli insulti ricevuti, a un ironico e valoroso Nicky Vendola, con l’elenco di tutti gli appellativi con cui si etichetta un omosessuale in Italia.

Saviano che smonta e rimonta gli ingranaggi della macchina del fango per mostrarne il meccanismo che la muove: “Se ti poni contro certi poteri questi risponderanno sempre con un’unica strategia: delegittimarti”. E come in una lezione di storia, narra come questa macchina si è mossa contro colui che non se n’è fatto piegare, Giovanni Falcone.

E Benigni, riempie il televisore, il palco e l’anima, con una potenza artistica che fa tremare lo schermo, e narra come stesse spennellando il racconto dell’Italia su una tela bianca, tanto è vivida quell’interpretazione.

E alla fine abbraccia Saviano, lo stringe a sé e parla a coloro che l’hanno condannato a morte.

“Quando un uomo con la pistola incontra un uomo con la biro, l’uomo con la pistola è morto”.

“Vado via perché non voglio vivere in un paese comandato dalla mafia”.

“Resto qui perché non voglio permettere che la mafia continui a comandare”.

Restiamo qui, a riprenderci lo spazio che ci è stato tolto, lo spazio che l’intrattenimento ha sottratto all’arte, che il gossip ha sottratto all’informazione, lo spazio che le immagini hanno sottratto alle parole, che l’apparenza ha sottratto alla sostanza, che la pigrizia con cui la tv ci ha educato ad essere guardata, ha sottratto all’immenso potere dell’arte declinata in emozione, entusiasmo e… felicità.

Uno show come ci eravamo scordati esistessero, in una tv che d’un tratto ha preso vita, come si fosse alzata in piedi dentro nostri salotti, destata da un lungo sonno che l’ha tenuta a bada sotto quei sedativi di cui ormai nessuno s’accorge più; quegli anestetizzatori sociali che ovattano l’infinito potenziale inespresso di idee, passioni e interessi, che sono l’unico grande motore che ringhia dentro tutti noi, e che può permetterci di intervenire e di cambiare la direzione del paese, e non a destra o a sinistra, ma in alto, a quel livello in cui smettiamo di essere masse e ricominciamo ad essere persone, in cui smettiamo di voler “assomigliare”, ed iniziamo a volerci “diversificare”, in cui ci riappropriamo della nostra identità e smettiamo di incapsularla dentro uno schermo che ci omologa, che ci tratta come merce da vendere agli sponsor pubblicitari, e confonde cosce con coscienza, moda con arte, costume con società, famiglia con Cesaroni, spettacolo con spettacolare.

Fabio Fazio, Roberto Saviano, Roberto Benigni, Claudio Abbado Nicky Vendola e l’infinita mole di persone che hanno progettato e costruito l’esibizione, hanno combattuto per riappropriarsi di quello spazio, e hanno dimostrato che quella delle stelle e starlette è solo una patina, sui nostri televisori, sui nostri giornali, sul nostro sguardo alla realtà. Hanno dimostrato che la ricchezza che siamo abituati vedere nella tv dei vip, dei divi da grande magazzino, non è altro che infinita miseria, opponendo l’arte al grande vuoto culturale che si è gonfiato all’interno del nostro paese.

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Musica, danza, storia, spettacolo. Insieme per mandare in onda un messaggio difficile da infondere, un impegno faticoso, una responsabilità da cui di solito la tv vuole sgravarci, da cui la tv vuole farci staccare la spina, una causa da cui la tv vuole esonerarci tutte le volte che l’accendiamo: la cultura può cambiare l’Italia, “è un bene comune e primario, come l’acqua. Ed è come la vita. E la vita è bella”.

Fabiana Palano

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