Fini chiede le dimissioni, Berlusconi dice no

Fini chiede le dimissioni, Berlusconi dice no

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MILANO, 9 NOV. – Non si è fatta attendere la risposta del capo del Governo al duro affondo del Presidente della Camera Gianfranco Fini che ,dalla prima convention del nuovo movimento “Futuro e Libertà”, ha chiesto senza mezzi termini le dimissioni di Berlusconi, pena il ritiro dal governo dei ministri e sottosegretari di area “finiana” Ronchi, Urso, Menia e Bonfiglio. La proposta di Fini è continuare a governare fino al 2013 ma con un nuovo “patto di legislatura” che tenga conto delle riforme di ammodernamento di cui il paese necessita ma sopratutto di una legge elettorale, sostiene Fini. Probabilmente la legislatura immaginata dall’ex segretario di An prevede al suo interno la presenza dell’Udc.

Non è di questo parere il Presidente del  Consiglio che dal vertice di Arcore con la Lega fa sapere che “Il governo andrà avanti con la sua azione riformatrice”. Dello stesso tenore una nota che accoglie anche il punto di Umberto Bossi “L’incontro è stato positivo e proficuo ed è servito a fare il punto sulla situazione politica e sull’agenda di governo. Si è deciso di proseguire con le riforme per realizzare il programma”. Sembra che il Premier abbia promesso all’unico alleato rimastogli l’approvazione in Parlamento di tutto il pacchetto sul federalismo prima delle festività natalizie.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Altero Matteoli “Non è un percorso possibile che Berlusconi possa dare le dimissioni. Lo escludo”, e Gianfranco Rotondi “i padroni dei governi sono Parlamento e cittadini: se il Parlamento ci sfiducia, andiamo al voto; se i cittadini ci bocciano andiamo a casa”.

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Più duro il commento del cattolico Quagliariello che si distingue con un paragone storico “Si è prodotto oggi a Bastia Umbra uno sbrego istituzionale al cospetto del quale impallidisce perfino quello che a suo tempo provocò la marcia su Roma”.

Dall’opposizione Bersani chiede a Fini più chiarezza e un piglio più decisionista “C’è un gioco del cerino mentre c’è una crisi conclamata da mesi ed è ora di certificarla”.

di Maria Scopece

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