Dimissioni o uscita dal governo di Fli

Dimissioni o uscita dal governo di Fli

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MILANO, 8 NOV. – Dimissioni da parte del Premier, apertura di una crisi di governo per una nuova maggioranza, un’agenda che tenga conto dei loro punti ed una squadra di ministri nuovi. Un atto di “coraggio politico” da parte del Capo del governo, “se ha cuore il Paese”, ha detto Fini ieri alla convention in terra umbra di Fli.
In caso contrario il Presidente della Camera ha già in tasca le dimissioni della delegazione di Fli al governo, anche se promette che i finiani terranno fede al patto elettorale, votando in Parlamento i provvedimenti condivisi e nel programma.

Una Italia stanca di “governo del fare per finta”, non resta che al Premier salire al Quirinale a dimettersi: “un colpo d’ala” coraggioso.
Ma il premier già fa trapelare che non ci saranno dimissioni e che Fini dovrà votare contro al governo in Parlamento.
“Ricordo al premier che lo abbiamo già fatto il giorno della direzione, quando il governo è andato sotto sui fondi Fas in commissione Bilancio, dove martedì riprenderà l’esame, costringendo Tremonti a correre ai ripari, così come aveva già dovuto fare sui fondi per l’università”, ha osservato caustico un colonnello. Fini ha detto: “Qualcuno ci ha dipinti come quattro gatti insignificanti, invece siamo determinanti”.
Il leader di Fli descrive il nuovo partito “non contro Berlusconi”, ma “oltre il Pdl”.
Circa il corteggiamento di Berlusconi ai centristi di Casini: ”Berlusconi ha fatto un appello ai moderati e sa che si trovano in particolare in un soggetto politico (l’Udc). Ora è chiaro – ha detto Fini – che non si può pensare ad un Casini che “arriva gaudente e sostenga il governo”. Questa sarebbe una logica “mercantile”, un “fuori uno, dentro l’altro” che non va bene.

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“Se davvero Berlusconi vuole un patto di legislatura, invece dei cinque punticini che sembrano un compitino da scolaretti”, dovrà aprire la crisi e dare vita ad un nuovo esecutivo. Nel quale si terranno contro, nel dettare l’agenda, anche di Fli, in quanto è una componente della maggioranza.
Legge elettorale (perchè quella che c’è “è una vergogna”) completamento della riforma federalista (con la Camera delle Autonomie e la riforma dell’art.117, Stati generali dell’economia e del lavoro con il rilancio di competitività e occupazione (dando retta al lavoro delle parti sociali, agli allarmi del Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi e a quello della presidente degli industriali Emma Marcegaglia, accusate di “ipotetiche o assurde congiure” ma che – a dire di Fini – ragionano per il bene del Paese). Queste alcune priorità, secondo Fini.
Durissimo con la Lega, il leader di Fli: “ha non solo la golden share, ma l’intera iniziativa dell’azione di governo”. Quanto al Pdl, ne è “una pallida copia sbiadita, mentre doveva essere un grande partito nazionale”. Ma, rincara la dose, “In Europa non c’è un partito che sui diritti è più indietro del Pdl”, rialzando la bandiera della difesa dei diritti, da quelli degli immigrati (fu lo stesso Fini uno dei primi nel centrodestra a parlare di voto agli immigrati) a quelli delle coppie di fatto.

di Manlio Scimeca

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