La pugnalata di Fini al Carroccio. Bossi: “Sto dietro il cespuglio”

La pugnalata di Fini al Carroccio. Bossi: “Sto dietro il cespuglio”

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MILANO, 7 NOV. – «Sto dietro il cespuglio…». Leggermente attapirato il senatur Umberto Bossi raggiunto al telefono dall’Ansa, che gli chiede un commento  a caldo sulle parole.

C’è irritazione nella Lega per quello che sta accadendo al Governo Berlusconi e per gli attacchi al vetriolo di Gianfranco Fini. Ma apprensione, soprattutto, per le sorti di alcune riforme strategiche e vitali per il Carroccio come il federalismo. E Bossi lo sa. Ma sceglie una frase simbolica che un paio di legislature fa  gli era costata anche l’accusa di essere una sorta di ‘brigantè, per riassumere quello che è il suo stato d’animo. Almeno fino a domani, quando in via Bellerio si riunirà con i big del Carroccio per prendere delle decisioni importante.

Che il mal di pancia della Lega abbia raggiunto l’apice, lo dimostra il tono di qualche telefonata arrivata nel pomeriggio a Radio Padania.

Pomeriggio di musica e non di telefoni aperti, ma i militanti più agguerriti hanno comunque chiamato: «qui stanno facendo dei giochini per tirare in lungo e perdere tempo sul federalismo», ha detto per esempio Vittorio di Buguggiate. E una ascoltatrice si è sfogata: «i democristiani al governo no, però!», per poi aggiungere: «ma Silvio che cosa aspetta?». Spezzoni, che coincidono con quel poco che filtra dalle bocche cucite dei massimi dirigenti leghisti. «Umberto come sempre aveva ragione, già a luglio aveva detto a Berlusconi che era meglio andare al voto».

E tra i dirigenti del Carroccio c’è anche chi ha sentito come una pugnalata quando Fini ha parlato di ritorno alla prima Repubblica: «avevamo ragione a dire di chiarificare subito la situazione, perchè qui c’è il rischio che da questo caos vengano fuori i mostri».

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Ma in linea generale la Lega sceglie in queste ore un profilo basso, un attendismo che ormai fa parte della sua storia: già agli albori, in momenti particolarmente critici Umberto Bossi era solito fare black out informativo, nascondersi ai giornalisti e sparire dalla circolazione anche per uno o due giorni. Per pensare ma anche per far pesare il proprio silenzio.

Oggi i giochi sono più veloci e anche la risposta della Lega, se risposta ci sarà, è rimandata solo di qualche ora, a domani pomeriggio, quando in via Bellerio Bossi siederà intorno a un tavolo con i suoi. Dopo aver pensato e dopo aver contattato telefonicamente, come sempre fa in questi casi, i suoi interlocutori, compreso il premier. La prudenza leghista peraltro in queste settimane è stata esercitata più volte, perchè, come hanno spiegato i ministri del Carroccio e lo stesso leader, l’appuntamento del federalismo è alle viste e quindi ogni parola e ogni mossa vengono soppesate. Ma quel Bossi dietro il cespuglio potrebbe anche essere una sorpresa.

Redazione via Leggo.it

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