Sarah Scazzi, Sabrina la stangola con una cintura, Michele la violenta gettando il cadavere nel pozzo

Sarah Scazzi, Sabrina la stangola con una cintura, Michele la violenta gettando il cadavere nel pozzo

[ad#Juice 300 x 250][ad#Juice PopUnder2][ad#Juice Overlay]

AVETRANA, 7 NOV. — Sabrina è agitata, sconvolta. Cosima dorme serena in camera da letto. Lei sveglia suo padre che sta riposando sulla sedia a sdraio in cucina, «Papà scendi, è successo un casino». «Che hai combinato?» riesce a chiedere ansiosamente lui quando arriva in garage e vede il corpo di Sarah esanime, riverso per terra. «Zitto, che sta arrivando Mariangela» lo ammutolisce lei.

Questa la prima ricostruzione verbale di Michele Misseri, l’inizio del dramma di Avetrana. Era il 26 agosto, le due e mezzo erano passate da poco e l’anima della sua nipotina Sarah Scazzi, quindici anni, intraprendeva il viaggio verso una nuova dimensione. «Io non l’ho ammazzata. Quando sono arrivato in garage stava già per terra, con la cinta al collo». «Quale cinta?» gli chiede il pm Mariano Buccoliero. «La cinta dei pantaloni », quindi potrebbe essere l’«arma» del delitto, nel caso in cui le dichiarazioni di Misseri vengano confermate.

Alla procura e ai carabinieri mancano ancora alcuni tasselli per comporre definitivamente il puzzle di quel maledetto pomeriggio d’agosto ma, dettaglio dopo dettaglio, versione dopo versione, la scena del crimine sembra prendere definitivamente forma.

Il protagonista assoluto è lui, Michele Misseri capace di montare e smontare tutto, definire ruoli, aggiungere particolari ma, soprattutto, offrire la massima collaborazione agli inquirenti. Come fece fin dal primo minuto della confessione, la notte fra il 6 e il 7 di ottobre: «Vi porto io», si offrì, spiegando a chi gli stava davanti che senza il suo aiuto nessuno di loro avrebbe mai trovato il pozzo con il corpo di Sarah.

La sua presenza è stata fondamentale anche nel sopralluogo compiuto ieri. Misseri ha dato il suo assenso alla nuova ricostruzione filmata e cronometrata del 26 agosto. Nuova: con i dettagli che lui stesso ha aggiunto dopo l’ultimo interrogatorio- fiume. Così eccolo tornare in via Grazia Deledda, al suo giardino, alla sua casa e al suo garage. E poi di nuovo al pozzo, passando per le campagne e fra i suoi amati ulivi, come desiderava già dal primo giorno di carcere quando agli agenti penitenziari disse «qui mi annoio, fatemi lavorare ».

La prima tappa della nuova «visita guidata» di Michele Misseri, sabato mattina ad Avetrana, è stata ancora una volta il garage. Si cercava la «cinta», «Cintura in cuoio di colore bianco, 115 centimetri per 3,3» riporta in grassetto il verbale di sequestro. La cercavano in garage e invece alla fine Misseri si è ricordato di averla lasciata all’interno della sua Seat Marbella, sotto sequestro nel cortile dei carabinieri di Manduria. Dice il verbale: si è «ricercata invano, in più siti all’interno del medesimo garage e di cui il Misseri aveva dato indicazione poiché da lui stesso segnalata come la cintura legata al collo della nipote Scazzi Sarah quando questa giaceva esanime nel garage suddetto».

In via Grazia Deledda è invece parcheggiata l’Opel Astra di sua moglie Cosima e da ieri anche quell’auto è entrata ”di diritto” nell’inchiesta. Perché Misseri ha dichiaratoo di aver «imboscato» lì dentro la corda che gli servì per calare il corpo di Sarah in fondo al pozzo-cisterna di contrada Mosca e lì i carabinieri l’hanno trovata. L’imboccatura di quel pozzo – diametro cinquanta centimetri – aveva una sorta di camino che scendeva interrato fino al punto in cui poi la cisterna si allargava. Per calare il cadavere di Saraha fino alla parte più larga Michele ha raccontato di averlo prima imbragato e di aver poi sfilato la corda portandola via con sé.

[ad#Aruba 300 x 250][ad#Cpx Popunder]

Un altro particolare della scena del crimine sono le chiavi di casa di Sarah. Ancora una volta è Michele a offrire un riscontro: ha guidato i carabinieri e i magistrati fino ad un albero d’ulivo che le ha custodite per tutto questo tempo, in una fossetta del tronco.

Ogni oggetto ritrovato è considerato un punto in più per la credibilità di Misseri. E gli inquirenti ieri, dopo averlo visto mimare ogni gesto, si sono quasi convinti che davvero, come lui racconta, si è occupato esclusivamente dell’occultamento del cadavere. Per far capire in che modo ha sollevato Sarah da terra e l’ha calata nel pozzo Michele ha preso in braccio un carabiniere più grande di lui. Per mostrare come ha coperto l’imboccatura del pozzo-cisterna ha sollevato invece un masso simile a quello con cui il 26 agosto la chiuse. Chiunque fra i presenti avrebbe avuto difficoltà a spostare quella pietra, lui è riuscito ad alzarla fino all’altezza della spalla e a buttarla in avanti, come avrebbe fatto il giorno del delitto. Per coprire meglio il tutto quel giorno usò delle sterpaglie, ieri ha mostrato in che modo e in che quantità.

Infine Michele Misseri avrebbe confermato agli inquirenti di aver abusato del cadavere della nipote Sarah Scazzi pochi minuti prima di gettarla nel pozzo-cisterna presente nel latifondo di contrada Mosca, tra i comuni di Avetrana e Nardò.”Quando sono arrivato vicino all’albero di fico in contrada Mosca ho abusato del corpo di Sarah”, avrebbe affermato il 57enne agli inquirenti

Massimiliano Riverso

Leave a Reply

Your email address will not be published.