Marina Patriti, rapita ed uccisa dall’ex amante Maria Teresa Crivellari e due complici

Marina Patriti, rapita ed uccisa dall’ex amante Maria Teresa Crivellari e due complici

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TORINO, 6 NOV. - A tradire i tre l’analisi dei tabulati e delle intercettazioni. La gelosia, possibile movente per il giudice. Il marito: “Lo sapevo, è diabolica”.

Rapita ed uccisa dall’ex amante Maria Teresa Crivellari e due complici; questo il triste epilogo della scomparsa di Maria Patriti. I tre sono indagati per per sequestro di persona, omicidio e distruzione di cadavere. Il tutto è scritto nelle 28 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Marco Battiglia.

La scomparsa della donna era stata denunciata dal marito il 19 febbraio scorso, alla stazione dei carabinieri di Piossasco.

In un primo momento gli inquirenti avevano preso in esame le ipotesi di una sparizione volontaria o di un possibile suicidio, ritenendole però poco dopo infondate. “Tale ipotesi è destituita di fondamento indiziario – scrive infatti il gip – gli elementi indiziari raccolti escludono la possibilità che la Patriti sia scomparsa volontariamente. Pertanto l’ipotesi della ricostruzione della scomparsa di Patriti Marina come omicidio, preceduto dal sequestro di persona e seguito dalla soppressione del cadavere è l’unica ricostruzione della vicenda che risulti altamente plausibile..”.

Sono state le intercettazioni telefoniche e soprattutto i tabulati che rivelano la loro presenza nei dintorni della casa della vittima ad incastrare Maria Teresa Crivellari e i suoi due complici: “Dall’analisi dei tabulati del traffico telefonico della Crivellari – scrive sempre il gip – è emerso come costei si trovasse in luoghi completamente diversi da quelli da lei indicati. La mattina del 18 febbraio la Crivellari risultava essere proprio nelle vicinanze dell’abitazione della Patriti. In quel medesimo contesto temporale poi si è accertato che la Crivellari ha avuto ripetuti contatti con le utenze cellulari in uso ai coindagati Pasqualino Calogero e Chiappetta Andrea, anch’essi presenti nelle vicinanze dell’abitazione della Patriti…”.
“Delle ore 7,33 tra Pasqualino Calogero e il Chiappetta: entrambi si trovano in una zona coperta dalla cella telefonica di Alpignano. Delle ore 8,57, 9,15 e 9,26 tra la Crivellari e Pasqualino Calogero (orari questi a cavallo della sparizione della Patriti). Si tratta di contatti brevissimi ed entrambi i conversanti agganciano, nel corso delle loro conversazioni, la stessa cella, sita a Sangano. Le modalità e caratteristiche di tali contatti accreditano il convincimento ragionevole che la Crivellari stesse effettuando un servizio di osservazione diretto a identificare la Patriti che, invece era sconosciuta al Chiappetta e al Pasqualino…” è la ricostruzione fatta dal giudice (rese pubbliche da giornali e agenzie di stampa oggi) dei contatti telefonici quella mattina di febbraio.

Secondo la ricostruzione, quindi, la Crivellari avrebbe seguito gli spostamenti della vittima per indicarla ai complici. Gli stessi tabulati alle 12,43 registrano un sms partito dal cellulare della Patriti: “Impegna la cella di Villardora – scrive ancora il gip – che copre il paese di Sant’Ambrogio dove certamente la Crivellari si trova alle 11,43″. I contatti tra i tre quindi fanno dire al giudice, diversamente da quanto sostenuto dalla Crivellari, che aveva dichiarato di conoscere il Chiappetta ma solo per ragioni di lavoro e di non conoscere il Pasqualino, costei ben conosceva i due con i quali proprio il giorno della scomparsa della Patriti ha avuto numerosissimi contatti…”.

Rimane infine il movente: secondo il giudice può individuarsi “nella morbosa relazioni in atto tra la Crivellari e il marito della Patriti che era vista dalla prima come un impedimento alla prosecuzione della relazione… d’altra parte la possibilità che la Crivellari si sia indotta a eliminare fisicamente la sua “rivale” è resa verosimile dal carattere spregiudicato manifestato dalla stessa indagata che, in passato, aveva tentato di far naufragare il rapporto tra la Patriti e il marito… In questa prospettiva è del tutto evidente che il Chiappetta e il Pasqualino non possono che essere gli strumenti utilizzati dalla Crivellari per raggiungere l’eliminazione della rivale….”.

di Manlio Scimeca

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