I verbali delle dichiarazioni di Nadia Macrì a Milano

I verbali delle dichiarazioni di Nadia Macrì a Milano

MILANO, 4 NOV. – Paura di una “fuga di notizie”che, dicono i pm di Palermo, di fatto impedirà agli investigatori di approfondire aspetti importanti di un grosso traffico di droga tra vip, e indiscrezioni sul coinvolgimento di altri esponenti politici di primo piano nella vicenda dei festini hard a cui avrebbe preso parte il premier Berlusconi. E, pertanto, fretta di chiarire diversi aspetti ancora oscuri.

Il fascicolo sul caso Nadia, la escort che – a suo dire – avrebbe fatto sesso a pagamento col presidente del Consiglio, è giunto a Milano e si trova adesso, al sicuro, nella cassaforte della Procura di Milano.

I magistrati di Palermo, che hanno trasmesso “le carte” ai colleghi milanesi, non si sono limitati a inviare le dichiarazioni di Nadia Macrì, ma anche i verbali di interrogatorio della “pentita” Perla Genovesi, l’amica della escort che ha dato il via all’indagine.

Problemi pero di competenza: territorialmente visto che al momento l’unico reato ipotizzabile è quello di favoreggiamento della prostituzione a carico dell’agente dei vip Lele Mora e del direttore del Tg4 Emilio Fede, “tramiti”, a dire della cubista, tra le ragazze e il premier, la competenza a indagare è dei magistrati lombardi. “Il reclutamento” delle giovani prostitute, secondo quanto ha raccontato la giovane, sarebbe avvenuto, infatti, a Milano.

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“È ovvio che noi perseguiamo reati e non ci interessiamo della vita privata delle persone”, ha voluto commentare Edmondo Bruti Liberati, Procuratore della Repubblica di Milano, che ha deciso di assegnare il fascicolo sui presunti festini a luci rosse a Villa Certosa e ad Arcore al Pm, già titolare del caso Ruby: Antonio Sangermano.

Sono circa 300 le pagine del verbale della Macrì in cui la giovane emiliana ha raccontato tutti i particolari dei due incontri sessuali a pagamento avuti col premier, ad Arcore e a Villa Certosa e per i quali Berlusconi le avrebbe personalmente consegnato in una busta 5000 euro. Poi anche gli incontri avvenuti in Sardegna: “c’erano 25 ragazze in tutto. E nelle stanze – ha raccontato la escort, nel verbale di interrogatorio davanti agli inquirenti palermitani – c’era dell’erba da fumare che veniva trasportata sul jet privato del presidente”. Aspetto, questo, tutto da verificare, su cui i Pm di Palermo avrebbero voluto andare a fondo. Come da approfondire, sempre secondo gli inquirenti, sarebbe il riferimento alla presenza di ragazze giovanissime a Villa Certosa. La Macrì avrebbe detto di avere avuto l’impressione che alcune fossero minorenni.

Nadia Macrì sarà nei prossimi giorni sentita ancora dagli inquirenti. Oltre a Lele Mora e Emilio Fede, la giovane donna ha “tirato in ballo” anche il sindaco di Parma Pietro Vignali, non iscritto nel registro degli indagati e che ha smentito tutto, riservandosi “di adottare, sul piano giudiziario, tutte le iniziative del caso, a tutela della sua immagine”. Vignali sarebbe diventato – sempre secondo il racconto della Macrì – suo cliente dopo un incontro casuale in un bar. Al Sindaco Nadia avrebbe chiesto di metterla in contatto nuovamente con il Premier, con cui già aveva avuto l’incontro a Villa Certosa. Il sindaco, anche sulla base del fatto che Berlusconi dopo alcuni giorni sarebbe passato per impegni da Parma, secondo quanto riportato da giornali ed agenzie di stampa, l’avrebbe accontentata e lo stesso Berlusconi, dopo qualche giorno, avrebbe telefonato alla ragazza. “Mi chiamò – ha raccontato – ed organizzammo di incontrarci”. Vignali però è bene precisare non è – al momento – iscritto nel registro degli indagati, a Palermo, per favoreggiamento della prostituzione, in quanto, secondo il racconto di Nadia, sarebbe stato estraneo all’attività di “reclutamento” delle escort e si sarebbe limitato a introdurre solo l’amica al premier.

di Manlio Scimeca

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