Berlusconi, nel giorno di Pasolini la battuta sui gay fa subito il giro del mondo

Berlusconi, nel giorno di Pasolini la battuta sui gay fa subito il giro del mondo

BOLOGNA, 3 NOV. – “Sono fatto così da sempre, qualche volta mi capita di guardare in faccia una bella ragazza, ma è meglio essere appassionato di belle ragazze che gay”. Sono queste parole, dette dal Presidente del Consiglio, che innescano una tempesta di polemiche in Italia e nel resto del mondo. Parole crude, che feriscono i sentimenti e la dignità di un intero popolo. Quello italiano.

La battuta sui gay fa subito il giro del mondo. Dalla Spagna alla Francia, dalla Svezia all’Islanda, macchiando la già compromessa immagine, dopo le ultime vicende, del Premier e dell’Italia tutta.

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Non mancano le reazioni sia da parte del mondo politico che della società civile. Tra i primi, è Vendola, in una video-lettera, a chiedere le dimmissioni di Berlusconi, dimissioni che dovrebbero arrivare per far “emergere l’Italia migliore”.

Di fronte a Palazzo Chigi, al grido “vergogna, vergogna e dimissioni”, all’indirizzo del Presidente del Consiglio si è svolta la manifestazione promossa dai radicali e dall’associazione “Certi Diritti”.

Simbolico il giorno in cui Berlusconi sceglie di manifestare il proprio pensiero in merito all’omosessualità.

Il 2 novembre 1975 moriva infatti quel Pier Paolo Pasolini che tanto si battè per combattere il pensiero comune che spesso condanna socialmente, prima che moralmente, le minoranze, tra cui quella omosessuale.

In seguito alle parole sugli omosessuali rimbalzano sul web le proteste degli internauti. Ma bastano? Noi crediamo di no.

Dopo le parole rivolte ai giovani di sposare una donna o un uomo ricco per risolvere eventuali problemi economici. Dopo il consiglio dato ai giovani di andare all’estero per trovare lavoro. Dopo le vicende D’Addario,
Noemi Letizia, dopo le leggi ad-personam, dopo gli ultimi fatti che vedono implicata la minorenne Ruby, possiamo affermare che la famosa goccia è arrivata da tempo. Ma purtroppo, ogni giorno, la nazione italiana dimostra di essere una vaso fin troppo profondo affinché quella goccia possa sollecitare una qualche reazione che porti ad un cambiamento. Cambiamento che resta l’unica strada per restituire il futuro rubato, negli ultimi vent’anni, ai giovani italiani.

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Un intero popolo, oggi, di fronte ad una gravissima crisi politica, sociale, economica è costretto a confrontarsi su delle battute omofobe fatte nella persona di colui che dovrebbe essere, per la posizione che ricopre, una guida politica, morale ed etica.

A questo paese anestitizzato da anni, serve una scossa. La speranza, si sa, è l’ultima a morire. Peccato che di solito muoia.

Simone Luca Reale

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