La ghigliottina Tremonti-Gelmini: 300000 dipendenti pubblici in meno

La ghigliottina Tremonti-Gelmini: 300000 dipendenti pubblici in meno

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BOLOGNA, 2 NOV. – Siamo alla frutta. Nel senso che abbiamo già abbondantemente consumato l’antipasto, a base di manipolazione televisiva e conflitto d’interessi, il primo piatto, a base di leggi che garantiscono l’impunità a un elitè di manigoldi festaioli che giocano a scacchi con le nostre teste, e ci hanno ingozzato poi per bene con i secondi piatti, poltiglie di vagabondi che salgono al governo a fiotti grazie al baratto di qualsivoglia favore al Presidente, che s’intrufolano in politica dopo che falliscono i provini a colorado cafè, scoprendola una scorciatoia come un’altra per fare soldi facili.
Così ci ritroviamo un’Italia guidata da quella che sembra sempre più una compagnia circense, clown, ballerine e fenomeni da baraccone.

Come in una grande nave da crociera che affonda, ai piani bassi si continua a lavorare sugli ingranaggi mentre si annega, nei rifiuti, nella disoccupazione, nella povertà, mentre in cima il sultano si fa imboccare chicchi d’uva dalle odalische ed ha già pronta la scialuppa di salvataggio dentro i suoi conti all’estero.

L’Italia ha una grossa mano sulla gola, e qui sotto, tra il popolo, l’aria non passa più.

I tagli previsti dalla manovra Tremonti andranno a sottrarre a chi già non possiede nulla, ci saranno 300.000 dipendenti pubblici in meno, e il numero delle auto blu in compenso rimarrà invariato. Perché è più facile attaccare le fasce deboli, far sprofondare nel disagio chi con il disagio ci combatte da una vita, piuttosto che andare ad abbassare il profilo di vita dei Baroni dei giorni nostri. Banchieri, Politici, Imprenditori, sono tutti ancora sulla stessa poltrona di quando la crisi è iniziata, e sono i salumieri, gli operai, gli impiegati, che gliela pagano, e che pagano questa crisi, e sui quali è facile riversare il peso dell’intero debito pubblico, perchè tanto sono gente comune, che si adatta facilmente ad un tenore di vita basso, che continua ad arrangiarsi e a sentirsi addirittura fortunata quando riesce a guadagnare 1000 euro al mese. E nessuno contesta, perché la tv ci dice che va tutto bene, che gli unici problemi del nostro paese sono che il Presidente del consiglio va a prostitute, e che al Grande Fratello c’è un gigolò travestito figlio di un boss, quella tv che ormai è controllata da una sola persona, e che ha il compito unico di divulgare una sola prospettiva, una sola direzione, di manipolare le opinioni della gente attraverso notiziari che omettono, distraggono e divagano, così che nel frattempo i manigoldi festaioli possano lavorare indisturbati sulle proprie esclusive mire espansionistiche, arricchirsi e arricchirsi ancora, e conquistarsi il potere, quel potere di chiamare un ufficiale di polizia e imporre la propria legge a coloro che dovrebbero tutelarla, piegare quella giurisdizione che fa di questo un paese civile, a proprio piacimento, tutto grazie a quel potere, che veicola il futuro di migliaia di persone, e cede quel futuro alla guida di ministri che sono diventati tali solo in cambio di prestazioni erotiche, il cui nome compare dentro le deposizioni di una escort minorenne che racconta di festini e prostituzione dentro la villa del Presidente del Consiglio.

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L’ultima notizia oggi riguarda la ghigliottina Tremonti-Gelmini sui fondi dedicati all’istruzione pubblica.

E’ stato tagliato il 90% del budget dedicato alle borse di studio, a quella piccola agevolazione economica dedicata agli studenti all’interno di una fascia di reddito ridotta.
Sono i poveri che pagano, i poveri che non hanno voce in capitolo, i poveri che non sanno, che non devono sapere, le masse deculturalizzate, istruite da una tv che mentre la maggior parte delle donne tace nella precarietà, mostra questi brillanti esempi di carriera pret-a-porter, dove una soubrette guadagna il triplo di una ricercatrice, così da farci desiderare di essere come loro, e farci mettere in coda per i provini al grande fratello, divulgando quel messaggio che subliminalmente entra nella testa delle ragazzine, la ricetta infallibile per il cocktail di denaro e notorietà, così che brave ragazze che si chiedono se non sia il caso di diventare meno brave per farsi spazio nella società.

Nove studenti su dieci degli aventi diritto rimarranno senza borsa di studio.

Senza contare i cassa integrati, i lavoratori a progetto, gli stagisti che lavorano e producono senza alcun diritto di retribuzione, i disoccupati che si suicidano perché vedono che il posto per cui tanto hanno combattuto viene occupato dal nipote, amico o fratello del tale ministro, rettore, o sindaco.

L’unica soluzione, pare lasciare questa nave: espatriare.

Fabiana Palano

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