BUROCRAZIA KILLER, È A BONN IN COMA E NON PUÒ RIENTRARE IN ITALIA PER LE CURE

BUROCRAZIA KILLER, È A BONN IN COMA E NON PUÒ RIENTRARE IN ITALIA PER LE CURE

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VENEZIA, 18 GIU – Una vicenda ai confini della realtà quella di Andrea Atzori, 32enne di Mestre, e dei suoi familiari. Il giovane da 8 anni viveva a Colonia, dove lavorava come cameriere. Da marzo, in seguito ad un malore, è ricoverato in stato di coma in una clinica alla periferia di Bonn. La diagnosi è di tumore benigno all’ipofisi, che i medici tedeschi ritengono inoperabile, sia per l’estensione, sia perché in rapida crescita. I genitori vorrebbero trasferire Andrea in Italia, dove i neurochirurghi dell’Ospedale dell’Angelo di Mestre e dell’Ospedale di Udine sarebbero pronti ad accoglierlo, per approfondire la diagnosi e studiarne l’operabilità, ma il trasferimento sembra impossibile.

A complicare la vicenda, la rigida applicazione di una norma, che prevede sia nominato un tutore nel caso in cui una persona versi in coma e non abbia, in Germania, familiari che possano prendere decisioni in sua vece. Il tutore nominato, si oppone al trasferimento del ragazzo in una struttura italiana. “L’abbiamo visto una sola volta – dice la madre – l’incontro è durato dieci minuti e si è effettuato in clinica. Gli ho chiesto: cosa è successo in quei due mesi? Perché nessuno ci ha avvertiti? Mi ha sempre risposto: Nicht. Non so nulla. Non guardate al passato ma al futuro di Andrea”.

“Abbiamo chiesto aiuto al Consolato italiano a Colonia e al ministero degli Affari Esteri, ma le due istituzioni stanno rispondendo evasivamente. Dopo due mesi abbiamo avuto le prime notizie”, dice la madre. Per il trasporto di Andrea, possibile solo in ambulanza, “ci hanno detto che dobbiamo accollarci le spese. E comunque ogni decisione è sottoposta al parere del tutore”. “A Bonn non gli stanno facendo niente, aspettano che muoia. Chiedo che Andrea possa ritornare al più presto in Italia. Lo stanno lasciando morire”, è l’appello disperato della madre.

Cristina Reggini

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One Response to "BUROCRAZIA KILLER, È A BONN IN COMA E NON PUÒ RIENTRARE IN ITALIA PER LE CURE"

  1. Mariagrazia  2010/08/13 at 18:34

    Un mio amico residente in Germania sta vivendo una problematica sanitaria del tutto simile.
    Dopo aver ricevuto una falsa diagnosi per una malattia professionale indotta da un incidente sul lavoro è stato licenziato. La malattia insabbiata per mezzo di una trafila impressionante di omissioni da parte di medici, legali e giudici tedeschi.
    Ha tentato di fare causa contro i medici ma in prefettura gli hanno rifilato un certificato di patrocinio legale falso, firmato e compilato da una segretaria non autorizzata, sotto falso nome di un consulente legale. Il falso in atto pubblico sarebbe chiaramente dimostrabile attraverso una perizia calligrafica che tuttavia la polizia non vuole eseguire.
    Dopo aver visitato circa 45 studi medici ha deciso di rientrare in Italia per farsi visitare. Le istituzioni tedesche gli avevano negato le cure sanitarie. Qui la sorpresa delle diagnosi false confermata dai medici italiani che una volta preso atto del casotto hanno rilasciato certificati illeggibili a chiara difesa dei colleghi tedeschi.
    Al suo rientro in Germania gli uffici del lavoro gli hanno tolto, come una sorta di punizione, sia il sussidio di disoccupazione che l’assistenza sanitaria.
    I medici tedeschi fanno spesso dei guai irreparabili sui pazienti stranieri. In questo sono appoggiati dalle istituzioni che non puniscono i loro reati. Per insabbiarli sia i poliziotti che i procuratori usano stratagemmi molto rudimentali: falsificano i capi d’accusa delle denuncie lasciandone decadere la perseguibilità. In tal modo le requisitorie non giungeranno mai sulla scrivania di un avvocato.
    Per non lasciar smascherare le loro malefatte i medici spesso non vogliono che si vada a farsi curare all’estero. In questo hanno il pieno appoggio degli enti di previdenza sociale che, come nel qui presente caso del sig. Atzori gli vietano il rimpatrio.
    E’ molto probabile che la diagnosi del connazionale non fosse per niente obiettiva. Potrebbe, infatti, trattarsi di un ematoma cerebrale inarrestabile causato, per esempio, da un’errata terapia se non da un trauma inflitto da qualcuno. E’ che la persona sia stata offesa a tal punto da non poter fornire la sua versione dei fatti agli inquirenti!
    Non escluderei neanche che possano avergli indotto delle lesioni interne con una qualche somministrazione farmacologica fraudolenta. Nei Pronto soccorsi degli ospedali tedeschi va di gran moda somministrare ai pazienti stranieri, strane flebo sprovviste di etichette senza protocollatura. Le medicazioni non vengono volutamente registrate né segnalate alle casse malattia per evitare che controlli della polizia possano obiettivare la frode attraverso la verifca dei protocolli terapeutici.
    I primari tedeschi lasciano fare le infusioni preferibilmente al personale italiano. Spesso si tratta di studentesse di origine italiana a turca che svolgono il tirocinio in medicina o scienze infermieristiche presso università tedesche. In tal modo se ne lavano meglio le mani mentre la polizia tedesca sonnecchia anziché fare indagini!
    Ci sono molti avvocati italiani in Geramania che lavorano al soldo dei palazzi di giustizia tedeschi. Sono autentici crocevia e servitori della malagiustizia tedesca!
    Dei patronati, dei consolati e delle ambasciate italiane in Germania è maglio non parlarne…

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