DDL INTERCETTAZIONI, BERLUSCONI: “CON QUESTA LEGGE COMINCIA IL LUNGO CAMMINO PER IL NOSTRO DIRITTO ALLA LIBERTÀ ”

DDL INTERCETTAZIONI, BERLUSCONI: “CON QUESTA LEGGE COMINCIA IL LUNGO CAMMINO PER IL NOSTRO DIRITTO ALLA LIBERTÀ ”

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(A cura di Antonio Del Prete) Berlusconi, evidentemente stanco del tira e molla che ha visto protagoniste in questi giorni le Camere, blinda il ddl Intercettazioni. La sua, tuttavia, non è un’adesione convinta al testo, considerato distante dal programma del PDL in materia. Peraltro, è Gianfranco Fini a dirsi soddisfatto. Tanto da esprimere un apprezzamento nei confronti del “rivale” Silvio: “Va ad onore di Berlusconi essersi astenuto sul Ddl perché a suo avviso non manterrebbe in toto gli impegni presi con gli elettori in materia di tutela della privacy”.

A dire il vero il provvedimento non è stato stravolto dal lavoro delle Commissioni. Rimane, dunque, il limite dei 75 giorni per le intercettazioni; dopodiché sono possibili proroghe di 72 ore, anziché 48. Poco cambia, visto che il lavoro del pm sarà drammaticamente rallentato dalla continua spola di pesanti faldoni dalla Procura al Tribunale, laddove si dovrà trovare e costituire un collegio di tre giudici. Mentre essi valuteranno l’opportunità dell’autorizzazione, i criminali di professione non avranno alcuna difficoltà a cambiare scheda telefonica come d’abitudine. Sempreché l’intercettazione abbia avuto inizio. Infatti, d’ora in avanti occorreranno i gravi indizi di reato per intercettare qualcuno. Come se il malavitoso, una volta commesso un delitto, si premurasse di lasciare un bigliettino di rivendica.

Ad ogni modo, per il Cavaliere “con questa legge comincia il lungo cammino per il nostro diritto alla libertà”. Con buona pace di chi considera la sicurezza un presupposto ineludibile della libertà dei cittadini. Fortunatamente, almeno, è stata ritirata la vergognosa norma sulla pedofilia, che definiva gli abusi sui minori quali “violenze sessuali di lieve entità”. Permangono comunque le maxi multe (fino a 450 mila euro) nei confronti degli editori sulle cui testate si violino le norme in questione, e le sanzioni ai danni dei giornalisti. Resta, infine, da capire a chi si riferisca il Presidente del Consiglio con quel “nostro diritto di libertà” e cosa intenda per “lungo cammino” che comincia.

Antonio Del Prete

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