CINZIA-GATE, LAZZARONI DI NUOVO IN PROCURA: “MI SONO CONFUSA CON LE BUSTE”

CINZIA-GATE, LAZZARONI DI NUOVO IN PROCURA: “MI SONO CONFUSA CON LE BUSTE”

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BOLOGNA, 22 APRILE – E’ stata ascoltata ieri in Procura Luisa Lazzaroni, ex assessore Welfare del governo Delbono, accusata nell’ambito del Cinzia-gate di false dichiarazioni ai pm, induzione a rendere dichiarazioni mendaci e intralcio alla giustizia. Tre reati che la legano inevitabimente a Falvio Delbono e al pressing che costui avrebbe esercitato su Cinzia Cracchi. Proprio lei, supportata dal legale Guido Magnisi, dopo aver ricevuto l’avviso di fine indagine aveva chiesto di essere interrogata ancora. E ieri, durante un’audizione di ben sei ore, ha cambiato versione, cercando di ridimensionare, insomma, quel ruolo da “postina” che le era stato affibbiato.

«Mi sono confusa con altre buste», ha detto alla pm Morena Plazzi, riferendosi alle buste che, qualche mese fa, sostenendo la versione di Delbono, giurava di aver consegnato alla Cracchi nel 2008 e nel 2009 da parte dell’ex sindaco, senza sapere che contenessero dei soldi (5 mila euro in contanti, secondo Delbono). Cracchi, in un faccia a faccia con la Lazzaroni in Procura, aveva negato di averli mai ricevuti; e infatti non vi sono prove della consegna. I pm si erano, a questo punto, convinti del fatto che l’intera faccenda fosse nient’altro che un’invenzione di Delbono per coprire le vere buste, contenenti 11 mila euro in contanti, che aveva dato a Cinzia all’inizio di gennaio, sperando di comprare il suo silenzio.

Tuttavia, c’è un’altra faccenda che vede coinvolta Luisa Lazzaroni: si tratta dell’ufficio Cup che doveva essere istituito a Palazzo D’Accursio e in cui Cracchi avrebbe dovuto lavorare. In merito a questo, l’indagata ha prodotto una serie di prove in sua difesa, come le sue agende e i verbali delle riunioni sulla convenzione Comune-Cup in cui veniva discusso il nuovo progetto. In sostanza, Lazzaroni nega di aver inserito nella convenzione il paragrafo riguardante il nuovo ufficio e di averlo poi depennato pochi mesi più tardi. Secondo la versione di ieri, a inserirlo sarebbe stato proprio il Cup, con l’assenso del Comune, e a cancellarlo l’ex direttore generale del Comune Gaudenzio Garavini. Le nuove dichiarazioni, però, renderanno necessari nuovi interrogatori e ulteriori approfondimenti, dal momento che all’epoca delle prime indagini Garavini negò addirittura di aver preso parte a quelle riunioni. Infine, per quanto riguarda le pressioni che Cracchi dice di aver subìto, l’ex assessore Welfare ammette di aver tentato di convincere la donna, lo scorso giugno, a non prestarsi al gioco di Alfredo Cazzola, ma semplicemente perché temeva le eventuali ripercussioni politiche.

Cinzia Cracchi lo aveva preannunciato, che sarebbe stato un interrogatorio lungo: «Lazzaroni deve solo dire la verità. Io quelle buste non le ho mai viste». Ma al termine, l’avvocato Magnisi è apparso soddisfatto: «L’interrogatorio è andato molto bene, il rapporto con il pm è stato molto leale, abbiamo chiarito tutto quello che c’era da chiarire». Salvo che Lazzaroni non ha scaricato Flavio Delbono, parlando delle buste, cioè non ha detto che fosse stato lui a chiederle di mentire ai pm: si è trattato solo di una confusione tra buste e ricordi. Questa ritrattazione porterà molto probabilemente Magnisi a richiedere l’archiviazione del reato di false dichiarazioni, reato che in teoria decade automaticamente dopo la ritrattazione.

Mara Monfregola

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