BERLUSCONI, UN’ALTRA SCONFITTA SUL FRONTE MILLS: CASSAZIONE CONFERMA LA CONDANNA

BERLUSCONI, UN’ALTRA SCONFITTA SUL FRONTE MILLS: CASSAZIONE CONFERMA LA CONDANNA

Roma, 21 aprile – Un’altra sconfitta sul fronte Mills. La Cassazione, con la sentenza n. 15208, ha confermato la sentenza con la quale la Corte d’Appello di Milano, lo scorso 27 ottobre, aveva, a sua volta, confermato la condanna nei confronti dell’avvocato inglese David Mills, accusato di corruzione in atti giudiziari per aver ricevuto 600 mila dollari in cambio di testimonianze reticenti in due procedimenti sul gruppo Fininvest. La Corte ha dichiarato, infatti, che la sentenza in commento ha una “struttura razionale” sorretta da un “apparato argomentativo logico e coerente, esteso a tutti gli elementi offerti dal processo”.

Insomma, le Sezioni Unite penali hanno spiegato che Mills, con le sue deposizioni ai processi ‘Arces’ e ‘All Iberian’, aveva favorito il premier Silvio Berlusconi tacendo la riconducibilità allo stesso delle società del comparto B del gruppo Fininvest. Questo in quanto si era – falsamente – voluto distanziare la persona di Silvio Berlusconi da tali società, al fine di eludere il fisco e la normativa antitrust, consentendo – in tal modo – anche il mantenimento della proprietà di illeciti profitti e la destinazione di una parte degli stessi a Marina e Piersilvio Berlusconi.

Nelle motivazioni, la Suprema Corte ha precisato che “il fulcro della reticenza di David Mills, in ciascuna delle sue deposizioni, si incentra nel fatto che egli aveva ricondotto solo genericamente a Fininvest, e non alla persona di Silvio Berlusconi, la proprietà delle società offshore, in tal modo favorendolo in quanto imputato in quei procedimenti”.

In tal modo aveva, in detti processi, costretto il tribunale a procedere in via induttiva, “con la conseguenza che proprio la carenza di prova certa sul punto aveva determinato, nel processo ‘Arces’, l’assoluzione di Silvio Berlusconi in secondo grado e, definitivamente, in sede di giudizio di Cassazione”.

Inoltre, è stato anche confermato l’obbligo di David Mills di risarcire il danno cagionato alla pubblica amministrazione. Le Sezioni Unite, infatti, hanno precisato che l’avvocato inglese “con il suo comportamento configurante reato, ha cagionato alla pubblica amministrazione un danno di natura non patrimoniale” per la lesione “all’integrità della propria immagine”

Il danno deriverebbe “dalla lesione degli interessi di imparzialità e di buon andamento nell’amministrazione della giustizia (rappresentata dalla presidenza del Consiglio dei ministri), risultando seriamente leso un diritto inviolabile riconosciuto dalla Costituzione”. I giudici hanno chiarito, poi, che il fondamento della condanna a risarcire Palazzo Chigi con 250 mila euro sta “nell’importanza del processo, nel rilievo dei personaggi coinvolti e nel clamore mediatico che ha accompagnato tutta la vicenda (stante la rilevanza del ruolo sociale e pubblico dei protagonisti e l’entità del discredito proiettato verso l’esterno per effetto dei mezzi di informazione)”, tutti “elementi idonei e sufficienti a giustificare il pregiudizio derivato all’Amministrazione senza necessità di ulteriore dimostrazione”.

Valeria Castellano

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