FINI RIVENDICA IL DIRITTODI CRITICA DELLA MINORANZA NEL PDL E LANCIA LA SUA CORRENTE

FINI RIVENDICA IL DIRITTODI CRITICA DELLA MINORANZA NEL PDL E LANCIA LA SUA CORRENTE

ROMA, 21 APR. – Gianfranco Fini accantona l’idea di uscire dal Popolo della Libertà ma rilancia il diritto di esistere della minoranza che capeggia. Questo è risultato della riunione convocata dal Presidente della Camera dei Deputati, il quale ha chiamato a raccolta i suoi fedelissimi. I “finiani” hanno abbandonato il piano di lasciare il Pdl e lancia la possibilità di organizzare il dissenso all’interno del partito. Se gli verrà permesso, ovviamente. Fini nega, però, di aver posto questioni personali o di “organigramma”. L’ex leader di An vede, invece, un partito che, visto il rapporto privilegiato con la Lega, si muove con scarsa “attenzione alla coesione sociale del Paese”. Sulla questione riguardante un’eventuale fuoriuscita dal primo governo di governo, l’ex missino conferma di non voler arrivare ad una scissione o a possibili elezioni anticipate. Svanisce, così, l’ipotesi di creare gruppi autonomi. Si concretizza, d’altra parte, la nascita di una corrente di minoranza che vede in Fini il suo leader.

Il Presidente della Camera si è presentato all’appuntamento con i suoi con la consapevolezza di avere addosso tutte le attenzioni del mondo politico, dalla maggioranza all’opposizione. In sala erano presenti una cinquantina. Tra gli altri: Baldassarri, Siliquini, Laboccetta, Menia, Barbareschi, Tremaglia, Granata, Napoli, Bocchino, Ronchi, Paglia e Urso. Fini ha esordito: “Ci sono dei momenti in cui bisogna guardarsi allo specchio”. Richiama Ezra Pound quando dice che “bisogna essere disposti a rischiare per le proprie idee”. E dice di voler fare senza esitazioni: “Questo è il momento. Questa è una fase complicata, non ce la facevo più a porre sempre le stesse questioni a Berlusconi”. Fini elenca tutte le questioni. A partire dalla mancanza di “proposte precise sulle riforme”, ai contrasti “politici e non personali” con Tremonti, al rapporto con la Lega. Ci sarebbe anche un disagio a stare in un partito in cui si dice, come ha fatto Berlusconi, che i libri di Roberto Saviano fanno un favore alla mafia: “Come è possibile dire che con il suo libro ha incrementato la camorra? Come si fa a essere d’accordo? Nessuno nega che Berlusconi sia vittima di accanimento giudiziario, ma a volte dice delle cose sulle quali è difficile convenire…”. Poi l’attenzione torna sul Pdl. Con la decisa negazione di tramare ai danni del premier.

La terza carica istituzionale dello Stato italiano guarda con decisione all’incontro di domani ( giovedì ). Se da quell’appuntamento uscirà “una pattuglia minoritaria in polemica con la maggioranza” significa “che ci sarà un confronto aperto”. Ed allora, continua Fini, si aprirà “una fase nuova”. Che, però, porterà con sé un interrogativo ancora irrisolto: “Il dissenso interno può esistere o siamo il partito del predellino? Spero che Berlusconi accetti che esista un dissenso, vedremo quali saranno i patti consentiti a questa minoranza interna. Sarà il momento della verità”. E se alcuni giornali grideranno al tradimento, sappiano che “nove volte su dieci chi davanti ti dice sempre sì poi dietro ti tradisce”. Una lunga riflessione messa nero su bianco su un documento che 55 parlamentari firmano. Il testo finale riconosce Fini quale rappresentante della componente interna al Pdl. Con questo mandato il presidente della Camera si presenterà giovedì alla direzione. Ma la platea che avrà davanti sarà sicuramente meno facile di quella di oggi.

Davide De Stavola

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