IL GOVERNO PRESENTA GLI EMENDAMENTI AL DDL SULLE INTERCETTAZIONI: I GIORNALISTI SCENDONO IN PIAZZA

IL GOVERNO PRESENTA GLI EMENDAMENTI AL DDL SULLE INTERCETTAZIONI: I GIORNALISTI SCENDONO IN PIAZZA

ROMA, 21 APRILE – “Il mezzo più sicuro, economico e garantista nelle indagini di mafia”. Così definisce le intercettazioni il dottor Nicola Gratteri, Procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria e tra i massimi esperti di ndrangheta a livello internazionale. Un pedinamento – dice Gratteri – costa dai duemila ai tremila euro al giorno, un’intercettazione invece, 12 euro + iva con la possibilità di seguire minuziosamente l’indagato. Inoltre un pentito può dire 10 cose vere e una falsa, quindi intercettandolo è la voce dei protagonisti a diventare essa stessa prova.

L’ opinione degli esperti però sembra interessare poco al governo secondo il quale, nel nostro paese, di intercettazioni ce ne sono troppe. Ed ecco infatti la presentazione degli emendamenti al ddl. Il decreto nei suoi vari punti, secondo il parere di molti specialisti risulta, al fine di un buon esercizio della giustizia, lesivo più che vantaggioso. La caratteristica peculiare delle intercettazioni è il poter dare delle prove certe in relazione ad alcuni reati. Prove che generalmente vengono fuori e si consolidano proprio grazie alle intercettazioni stesse. Secondo il decreto invece deve avvenire il contrario: senza i “gravi indizi di reato” non c’è l’autorizzazione a controllare i telefoni.

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L’emendamento al ddl intercettazioni presentato dal relatore Roberto Centaro prevede inoltre che “chiunque fraudolentemente effettui riprese o registrazioni di comunicazioni e conversazioni a lui dirette o comunque effettuate in sua presenza sia punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni” ad eccezione che dalle registrazioni non emerga una notizia di reato e questa venga subito comunicata ai giudici. Pubblicare intercettazioni, riprese o registrazioni implica la condanna a due mesi d’arresto e una multa dai quattromila ai ventimila euro.

Inoltre, salvo che il fatto costituisca “più grave reato” (i cui parametri di giudizio non sono del tutto chiari), “chiunque rivela indebitamente notizie inerenti ad atti o a documentazione del procedimento penale coperti dal segreto, dei quali è venuto a conoscenza in ragione del proprio ufficio o servizio svolti in un procedimento penale o ne agevola in qualsiasi modo la conoscenza è punito con la reclusione da 1 a 6 anni di carcere”. Ovvero chi è a conoscenza di un reato in ragione del proprio servizio durante un procedimento penale, non può rivelarlo senza diventare esso stesso reo. Sempre nello stesso emendamento il governo prevede che si possa chiedere una proroga delle intercettazioni quando si ritiene, dalle indagini, che “l’attività delittuosa sia prossima a ulteriori conseguenze”, oppure che si stiano per commettere nuovi reati. La proroga può avere una durata massima di 15 giorni, anche non consecutivi.

Se il magistrato intercetta qualcuno che conversa con un parlamentare, sarà necessaria comunque l’autorizzazione della Giunta di Camera o Senato. L’autorizzazione dovrà essere richiesta anche se si acquisiscono tabulati di comunicazioni che verranno trasmesse al procuratore della Repubblica che ne disporrà l’inserimento in un fascicolo separato conservato in una apposita sezione dell’archivio riservato. Della loro esistenza verrà data comunicazione riservata al parlamentare interessato a conclusione delle indagini preliminari.

ll presidente della commissione Giustizia del Senato, Filippo Berselli, ha reso noto oggi che “martedì pomeriggio, si procederà all’illustrazione dei sub-emendamenti con il parere del governo e del relatore. Il mercoledì mattina, alle 8.30, saremo pronti a votare, sempre che ci arrivino tutti i pareri necessari”.

La Fnsi ha annunciato una manifestazione per il 28 Aprile: i giornalisti scenderanno in piazza contro la legge definita “bavaglio”. Critiche dall’Italia dei Valori e durissimo Oliviero Diliberto sul suo Facebook scrive: “Non sapremo più nulla degli imprenditori che ridevano a crepapelle per il terremoto dell’Aquila, delle parole oscene di Berlusconi contro chi non era capace di cacciare Santoro, di calciopoli e via discorrendo. Non ci sarà più né mafia né camorra, alla faccia delle ‘balle’ di Saviano. Ci sarà solo l’Italia che vuole Berlusconi, truccata con lo stesso cerone usato da lui”.

Giusy Gullo

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