ERBA, ERGASTOLO CONFERMATO IN APPELLO PER OLINDO E ROSA

ERBA, ERGASTOLO CONFERMATO IN APPELLO PER OLINDO E ROSA

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MILANO 21 APR. – Il processo di secondo grado per la strage di Erba si è concluso con la conferma dell’ergastolo per Olindo Romano e Rosa Bazzi. Dopo cinque ore di camera di consiglio, i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Milano, hanno confermato la sentenza di condanna all’ergastolo e a tre anni d’isolamento diurno. La coppia, mentre la corte leggeva il verdetto, era in aula, nella gabbia degli imputati, circondati dalla polizia penitenziaria. Fabio Schembri, un loro legale, avrebbe riferito che dopo il verdetto si sono abbracciati e lei è scoppiata a piangere. Schembri ha annunciato il ricorso in Cassazione e ribadito che “Nei loro confronti è stata emessa una sentenza di condanna ancora prima che fosse celebrata l’udienza preliminare”.

Al termine dell’udienza, il pg Nunzia Gatto, che ha ottenuto la conferma della condanna richiesta, ha spiegato i motivi per cui si è opposta alla concessione della perizia psichiatrica. “C’erano oltre ottanta relazioni dal carcere. Nella mia requisitoria ho detto che esistono persone crudeli, non necessariamente incapaci e queste sono due persone crudeli, che ne hanno uccise altre quattro”. A carico dei due imputati c’erano numerose prove, dice il pg, “c’erano le confessioni, la prova scientifica e il sopravvissuto”. Riferendosi alle nuove prove chieste dalla difesa il pg ha dichiarato che “era già tutto scritto ed accertato in primo grado”.

“Sono felicissimo” dice Mario Frigerio, unico sopravvissuto alla strage di Erba e testimone chiave, “dopo tanto fango” è arrivata “una giustizia che mi ha fatto piacere”, riferendosi al ‘fango’ della tesi della difesa, che ha puntato sull’inattendibilità della sua testimonianza. “I giudici invece, hanno creduto alle mie parole, io non ho mai detto bugie”. Carlo Castagna, che nella strage ha perso moglie, figlia e nipotino riesce a perdonare i carnefici e alla stampa dichiara “Sono persone che hanno sbagliato, ma continuo ancora a considerarle persone da perdonare”.

Cristina Reggini
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