EMERGENCY: I TRE OPERATORI RIENTRATI IN ITALIA CON UN VOLO CIVILE

EMERGENCY: I TRE OPERATORI RIENTRATI IN ITALIA CON UN VOLO CIVILE

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KAbul, 21 aprile – Rientreranno con un volo civile Marco Garatti, Matteo Dell’Aira e Matteo Pagani, i tre operatori di Emergency liberati a Kabul, che si trovano per il momento a Dubai, in attesa di un aereo di linea. Il loro arrivo in Italia è previsto, probabilmente, per domani.

E’ stata smentita, però, la notizia trapelata nelle scorse ore di un rifiuto da parte dei tre di tornare in Italia con un volo di stato. Era stato, infatti, detto che i tre non volevano rientrare con il Falcon dell’Aeronautica, ma si sarebbe trattato soltanto di un equivoco, così come è stato chiarito da Rossella Miccio del direttivo di Emergency.

Il portavoce della Farnesina, Maurizio Massari, ha altresì riferito che l’ipotesi di rientrare con un volo di Stato era, semplicemente, “di difficile realizzazione a causa dell’irregolarità del traffico aereo dovuta alla nube” di cenere vulcanica.

Emergency ha, inoltre, smentito l’accordo per la chiusura dell’ospedale di Lashkar-gah. Secondo alcune voci, infatti, la liberazione dei tre era stata subordinata alla promessa di chiudere la struttura. Lo stesso Massari, negando la veridicità di questa notizia, ha precisato che, in merito al futuro dell’ospedale, decideranno “Emergency e le autorità afgane”, in quanto “è una situazione che va esaminata tenendo conto della complessità della situazione di sicurezza nella regione”.

“Emergency ha appreso da alcuni giornali italiani che la chiusura dell’ospedale di Lashkar-Gah sarebbe stata una delle condizioni per il rilascio dei suoi operatori” – si legge in un comunicato dell’associazione di Gino Strada – ma “non risulta nessun tipo di accordo di questo o di altro genere. Gli stessi responsabili dei servizi di sicurezza afgani hanno confermato ai giornalisti quello che già avevano dichiarato ai nostri operatori: che sono stati liberati perché non colpevoli”. “Il loro rilascio – prosegue la nota – non è quindi dipeso da alcun accordo, ma dal mero accertamento dei fatti. Tutte le decisioni riguardanti la riapertura dell’ospedale di Lashkar-Gah verranno prese da Emergency in collaborazione con il ministero della Sanità afgano”.

Cecilia Strada ha dichiarato di augurarsi “di poter lavorare ancora a Lashkar Gah. Siamo in Afghanistan dal 1999, siamo rimasti lì anche sotto le bombe mente altri scappavano: faremo tutto il possibile per poter continuare a lavorare in Afghanistan, ma ci dovranno essere le condizioni per poterlo fare. Parleremo con il ministero della Sanità afghano e con le autorità del paese perché vengano ripristinate le condizioni di sicurezza. Davanti ad un episodio di questo genere è d’obbligo sedersi tutti intorno ad un tavolo e valutare la situazione prima di prendere una decisione”.

Attorno ai tre operatori, dopo la conferenza stampa di ieri in ambasciata, l’ong ha eretto una barriera protettiva; questi, quindi, per il momento non rilasceranno dichiarazioni, ma, una volta rientrati in Italia, saranno sentiti dal procuratore aggiunto Pietro Saviotti, titolare di un’inchiesta aperta dalla procura di Roma, ma priva di ipotesi di reato.
Dopo la tensione dei giorni scorsi, quindi, la vicenda sembrerebbe essersi chiusa bene.

La magistratura di Kabul ha posto fine alle fantasiose accuse – probabilmente – montate dalle sezioni locali dei servizi segreti afgani, dichiarando Marco Garatti, Matteo Dell’Aira e Matteo Pagani “non colpevoli”, in quanto le armi e gli esplosivi trovati nell’ospedale di Lashkar-gah non potevano essere attribuiti al medico, all’infermiere e all’operatore di logistica arrestati la settimana scorsa.

Emergency può, quindi, affermare a ragione per bocca di Strada che “è fallito il tentativo di screditarci”.

Quanto alle controverse dichiarazioni del capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri e del ministro della Difesa Ignazio La Russa nei confronti dell’organizzazione, Frattini ha detto che “ognuno può pensare quello che vuole”.

Valeria Castellano

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