BERLUSCONI-SAVIANO, LE PAROLE DI GOMORRA CONTRO L’OMERTÀ

BERLUSCONI-SAVIANO, LE PAROLE DI GOMORRA CONTRO L’OMERTÀ

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Francesco Saviano(A cura di Antonio Del Prete) – Può diventare imbarazzante conciliare in una sola interpretazione l’elogio all’eroismo di uno stalliere mafioso e l’invettiva contro chi denuncia la tragedia quotidiana di terre occupate dalla malavita. E’ opportuno, quindi, soprassedere. Meglio limitarsi ad apprendere che “la mafia italiana risulterebbe essere la sesta al mondo, ma guarda caso è quella più conosciuta, perché c’è stato un supporto promozionale che l’ha portata ad essere un elemento molto negativo di giudizio per il nostro paese. Ricordiamoci le otto serie della Piovra programmate dalle tv di 160 paesi nel mondo e tutta la letteratura in proposito, Gomorra e il resto…”. Ad affermarlo in una conferenza stampa, convocata per aggiornare l’opinione pubblica sull’operato del Governo contro la criminalità organizzata, è stato il Presidente del Consiglio in persona. La cosa peggiore, se così si può dire, è che persino su una simile enormità sia gravato il peso della politicizzazione. I ghibellini, ovviamente e giustamente, a protestare. I guelfi in silenzio, distratti o ligi al dogma dell’infallibilità papale. Non parla neppure chi tra il ’94 e il ’98 offendeva il signore di Arcore con pensieri (congressuali), parole (con la stampa), opere (“la Padania”) e omissioni, accusandolo esplicitamente di essere un mafioso. Probabilmente Bossi, con Maroni che fa da spalla al premier anti-Saviano, sarà impegnato a recitare il mea culpa per gli anni della sua adolescenza politica.

Coloro i quali, invece, associano l’ideale della giustizia ai volti di Falcone e Borsellino più che al viso accigliato di Alfano, fanno un po’ fatica ad accettare simili prediche da chi ha farcito la politica e le nostre teste di puttane, saltimbanchi, nani e ballerine. Volendo ammettere la buona fede dell’uomo di comunicazione che si preoccupa dell’immagine del Belpaese, comunque qualche altro appunto resta da fare. Ad esempio che il Capo del Governo dovrebbe avere tra le sue priorità la lotta alla mafia, lasciando ai giornali le classifiche della malavita internazionale stilate con chissà quali criteri.

L’opera di Saviano, d’altra parte, infastidisce (e molto) le cosche. Evidentemente, un uomo talmente impegnato da non avere il tempo per dimostrare agli Italiani la sua totale estraneità da fatti di grave reità, non avrà avuto modo di leggere “Gomorra”. Per lui naturalmente vale il legittimo impedimento. Tuttavia, parafrasando la giustissima imprecazione del tifoso, che scontento per la prestazione di un calciatore urla “non è colpa tua, ma di chi ti fa giocare”, sarebbe stato più lecito attendersi un attacco all’editore dello scrittore napoletano. Peccato che a pubblicare e promuovere il best seller di Saviano sia la Mondadori, ossia Marina Berlusconi. Se per il Cavaliere pecunia non olet, i testi letterari, invece, puzzano eccome. Lo stesso deve valere anche per Emilio Fede, che dalle frequenze del suo TG4 se la prende contro l’esposizione mediatica e i denari ricavati dall’autore di “Gomorra”.

Ad ogni modo, sua Emittenza e compagni ignorano un dettaglio importante: il parere delle mafie. Chi meglio dei malavitosi, infatti, può indicare i soggetti che arrecano danno alle organizzazioni criminali? Ebbene, una condanna a morte, condita da svariate minacce, e la conseguente scorta, che ha strappato un ragazzo di trent’anni alla sua giovinezza, dovrebbero bastare. Saviano, dunque, è un nemico della camorra, non dell’Italia. Ciò nonostante lo si vorrebbe far passare per anti-Italiano: un losco personaggio che si arricchisce gettando discredito sulla sua terra. Pertanto, secondo i detrattori, dovrebbe stare zitto. Non è tuttavia il silenzio, assurto ad omertà nella liturgia di “cosa nostra”, la base del sistema mafioso ? O forse erano anti-Italiani anche Falcone e Borsellino quando, pur sotto la spada di Damocle della condanna dei boss, giravano l’Italia in lungo e in largo per sensibilizzare la gente? “La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”. Così si rivolgeva ai cittadini siciliani l’Italiano Paolo Borsellino prima di essere ucciso dalla mafia. Parole interpretate nella quotidianità della lotta, prima e dopo, da ragazzi del sud come Peppino Impastato e Roberto Saviano. Esempi distanti dall’”eroismo” di Mangano, dannosi od inutili secondo alcuni. Infatti, da Palazzo Chigi annunciano che distruggeranno tutte le organizzazioni criminali entro tre anni. “Fiduciosi” puntiamo il cronometro.

Antonio Del Prete

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