APPROVATA AL SENATO LA MOZIONE D’ALÃŒ: IL GOVERNO SBUGIARDATO SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI

APPROVATA AL SENATO LA MOZIONE D’ALÃŒ: IL GOVERNO SBUGIARDATO SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI

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(a cura di Stefano Spillare) – Passa in Senato la cosiddetta “mozione D’Alì, dal nome del senatore Pdl che l’ha presentata, una mozione che nega di fatto la necessità di un’azione forte contro il riscaldamento globale e, allo stesso tempo, sconfessa anche alcune posizioni del governo espresse e sottoscritte dallo stesso premier al G8 dell’Aquila, quando, davanti ad Obama e agli altri grandi della terra, il nanetto voleva sentirsi loro pari.

Il valore delle mozioni è molto limitato nella pratica e si tratta, nei fatti, fondamentalmente di un “atto di indirizzo”, del quale il governo può tener conto o no, ma nel documento Pdl-Lega votato oggi, la maggioranza chiede che il governo si adoperi per una revisione degli accordi previsti dal pacchetto Ue su clima-energia, il famoso “20-20-20″, cioè l’obiettivo della riduzione del 20% delle emissioni europee di Co2 in concomitanza con un aumento del 20% dell’efficienza energetica entro il 2020.

Non certo una novità dopotutto, dato che, a più riprese, membri del governo italiano avevano bollato l’obiettivo europeo come “una follia” che “ucciderebbe le nostre imprese”, schierandosi apertamente per la “linea realista” sostenuta appunto dal senatore D’Alì e altri.

La discussione al Senato è stata caratterizzata dal ‘coup de theatre‘ di Francesco Rutelli, leader di Alleanza per l’Italia, il quale ha presentato un testo interamente e letteralmente ricavato dal documento conclusivo del vertice G8 de L’Aquila. Né il governo, né la maggioranza se ne sono accorti: Laura Ravetto, sottosegretario per i rapporti col Parlamento, si è rimessa al voto dell’Aula, e si è dichiarata contraria a tre punti della mozione Rutelli.

Intervenendo in Aula, Rutelli ha poi svelato la trappola, leggendo i paragrafi, varati in prima persona da Berlusconi nel summit con Obama e gli altri leader mondiali: tutti e tre i paragrafi precisamente trascritti nella sua mozione.Della mozione Rutelli, però, qualcosa è passato: si tratta del dispositivo 16 che, in sostanza, chiede al governo di promuovere la collaborazione internazionale a tutti i livelli “con i paesi che sviluppano programmi per l’energia nucleare compresi quelli relativi all’analisi costi-benefici, alla ricerca, allo sviluppo di infrastrutture e di risorse umane, alla costruzione degli impianti e alla loro fase operativa, allo smaltimento e alla gestione delle scorie, al fine di assicurare i più alti standard di sicurezza tecnicamente disponibili e accelerare lo sviluppo e la diffusione di tecnologie innovative”. Un voto plebiscitario di maggioranza e opposizione: 234 i favorevoli, 11 i contrari e 5 gli astenuti (che al Senato, per regolamento, valgono voto contrario).

Così, mentre Antonio D’alì esprimeva soddisfazione, giudicando che “l’approvazione in aula della mozione di maggioranza (Pdl-Lega) e di quella dell’Udc è un segnale positivo dell’attenzione che il Senato presta alle politiche ambientali con particolare riferimento ai cambiamenti climatici, all’accordo del 20-20-20 e all’investimento equilibrato sulle fonti di approvvigionamento energetico”, Rutelli ha definito un autogol il voto con cui la maggioranza ha bocciato il documento sul clima approvato al G8 dell’Aquila, sottolineando come ora “il governo non potrà presentarsi a livello europeo e internazionale con una posizione talmente contraddittoria e insostenibile, in primo luogo con i partner dell’Unione Europea”. Gli fa eco Roberto Della Seta, senatore Pd, che sottolinea come “sul clima i negazionisti del Pdl e della Lega sono contro anche il loro governo”.

La mozione D’Alì, in cui si chiede tra l’altro che “l’Unione europea abbandoni la linea sinora imposta da inglesi, tedeschi e dai Commissari europei all’ambiente succedutisi nel tempo”, è stata approvata con 137 voti favorevoli, 112 contrari e un astenuto. Il Senato ha invece bocciato la mozione dell’Italia dei Valori e del Pd, ma ha approvato la mozione dell’Udc per la quale il governo si era rimesso all’Aula.

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