L’ITALIA ARRETRA NELLA LOTTA AL CAMBIAMENTO CLIMATICO

L’ITALIA ARRETRA NELLA LOTTA AL CAMBIAMENTO CLIMATICO

ROMA, 13 APR. – “E le stelle staranno a guardare”: si potrebbe esprimere così la posizione dell’attuale maggioranza parlamentare nei confronti del cambiamento climatico.

I senatori D’Alì, Possa, Fluttero, Viceconte, Izzo, Sibilia, Nespoli, Vetrella e Carrara hanno firmato una mozione in cui si mette in discussione “la serietà e la correttezza nella divulgazione dei dati forniti dall’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change, ndr), nonché la moralità di alcuni suoi principali esponenti” aggiungendo che le tesi del Panel di Controllo siano “catastrofiste basate sui contenuti dei rapporti Onu-Ipcc e di alcuni studiosi inglesi alle quali gli altri governi si sono criticamente accodati condividendo analisi, oggi rivelatesi errate e non sufficientemente supportate dal dato scientifico”; la finalità è quella opporsi all’obiettivo stabilito in sede UE del taglio del 20% dei gas serra, nonché l’aumento delle fonti rinnovabili al 20% sul totale e un aumento dell’efficienza energetica in pari misura; si invoca anche la “clausola Berlusconi”, che consentirebbe all’Italia di dichiarare decaduto quest’impegno, perchè “non più utile”.

Alcuni esponenti dell’opposizione, tra cui i senatori Della Seta, Casson, Zanda, Finocchiaro, Latorre, Ferrante e Bonino, hanno presentato una contro-proposta che si rifà alle strategie attuate dall’amministrazione Obama negli Usa, e cioè un investimento in “green technology” di 150 miliardi di dollari in dieci anni e l’obiettivo di produrre entro il 2015 un milione di auto ibride. Senza contare, che tutti i principali big dell’economia europea, Germania in testa, fanno dell’investimento in tecnologie sostenibili il proprio motore della crescita.

Un altro dato significativo messo in luce da questa mozione è che l’ Italia, fino agli anni ’90 uno dei Paesi a più bassa “Intensità energetica” (energia consumata/Pil), “dal 2004 l’intensità energetica italiana è più alta della media della vecchia Unione europea a 15”: conseguenti alla perdita dell’ efficienza energetica sono un maggior inquinamento e minor competitività delle nostre imprese, sfavorite dal costo dell’energia.

Antonio Ricucci

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