GIALLO SULL’OSPEDALE DI EMERGENCY

GIALLO SULL’OSPEDALE DI EMERGENCY

Il portavoce del governatore di Helmand, Daud Ahmadi, contattato telefonicamente dal Giornale, ha smentito i virgolettati del Times. «Non ho mai accusato gli italiani di Emergency di essere in combutta con Al Qaida – ha ribadito – Ho solo detto sabato (come riportato dal Giornale) che Marco (il chirurgo dell’ong fermato nda) stava collaborando e rispondendo alle domande». Non solo: l’ambasciatore italiano in Afghanistan, Claudio Glaentzer, ha incontrato ieri mattina i tre fermati. Per poi dichiarare di averli trovati in «discrete condizioni di salute».

LE ACCUSE. Pistole, giubotti esplosivi, radio e altro equipaggiamento sono stati trovati in un magazzino dell’ospedale di Emergency a Lashkargah, nella provincia di Helmand, in Afghanistan, supervisionato indirettamente dagli italiani. I tre italiani in manette sono Marco Garatti, coordinatore medico del progetto di Emergency in Afghanistan, Matteo Dell’Aira, infermiere capo dell’ospedale di Lashkargah, e Matteo Pagani, logista dello stesso ospedale.
Assieme a loro sono stati fermati altri sei dipendenti afgani dell’ospedale. Ad effettuare l’operazione sono state forze afgane e truppe britanniche Isaf, entrate armate nell’ospedale.

Daud Ahmadi ha precisato che le armi trovate nell’ospedale di Emergency servivano per un complotto pro-talebano mirato per uccidere il governatore Goulab Mangal.

COLPEVOLI? I tre italiani arrestati a Helmand, in Afghanistan sono accusati di complotto contro il governatore Magal. Il piano dei fermati, ha riferito il portavoce del governatore di Helmand, era quello di “compiere attacchi suicidi nei bazar e poi attendere la visita del governatore ai feriti per ucciderlo.

«E’ una bufala» – contrattacca Emergency. Per le autorità  afghane, inoltre, i 3 italiani di Emergency avrebbero ucciso l’interprete del giornalista Mastrogiacomo, rapito nel 2007 in Afghanistan. Frattini: «Prego che non sia vero, sarebbe una vergogna per l’Italia».
«Gino Strada e Emergency sono da anni impegnati nell’assistenza delle vittime della guerra e della violenza. Meritano fiducia e sostegno». Lo sostiene il vice presidente del Senato Vannino Chiti che chiede al governo di intervenire nella vicenda. «Non è obbligatorio condividere le idee politiche di Strada – sottolinea Chiti – ma l’Italia deve sentirsi orgogliosa degli interventi di Emergency nelle zone di guerra. Il governo si attivi per assicurare la necessaria e doverosa tutela ai medici italiani. Non se ne lavi le mani abbandonandoli a se stessi».

CAMBIAMENTI DI TONO. L’ambasciatore si è incontrato anche con il governatore Gulab Mangal, presunto obiettivo del complotto che coinvolgerebbe Emergency. E Ahmadi ha cominciato a cambiare tono. Al Giornale ha dichiarato che il probabile attentato «è responsabilità  di alcuni individui. Questo non significa che l’intero ospedale di Emergency doveva portare a termine la missione. Spero che gli italiani (arrestati nda) collaborino con noi per fare pulizia di certa gente con intenti criminali».

LA PROTESTA POPOLARE CONTRO L’OSPEDALE. Nonostante le prime mosse della diplomazia la situazione è estremamente tesa. Circa 200 persone hanno manifestato all’esterno dell’ospedale di Lashkar Gah. «Morte ad Emergency» gridavano i manifestanti. Secondo un giornalista afghano che ha seguito la protesta «la gente ha chiesto a gran voce la chiusura dell’ospedale sostenendo che con la sua attività  Emergency aiuta i talebani e costituisce un pericolo per la sicurezza della provincia». Una manifestazione un po’ strana, che sembra organizzata ad arte per dare un contorno «popolare» alle accuse ai tre volontari dell’ong italiana e a sei loro collaboratori afghani.
Gli inglesi sono dentro fino al collo in questa vicenda sempre più tinta di giallo. A Lashkar Gah le truppe britanniche hanno la grande base di Camp Bastion. Le immagini girate dall’agenzia Associated press, durante il blitz di sabato che ha portato agli arresti nell’ospedale di Emergency, mostrano con chiarezza dei soldati con uniforme da combattimento, elmetto e arma individuale tipicamente britannici.
Fonti di intelligence occidentale garantiscono al Giornale che «Emergency, con la sua propaganda anti-Nato e l’aiuto ai talebani feriti deve aver superato il limite. Gli inglesi hanno appoggiato gli afghani per fare un favore agli americani». Le truppe Usa sono impegnate in una difficile offensiva nel Sud della provincia. Emergency ha accusato più volte la Nato e gli interventi militari in zona che causavano ingiustificate vittime civili. Ieri il ministro degli Esteri, Franco Frattini, è stato duro: «Prego con tutto il cuore da italiano che quelle accuse non siano vere, perché l’idea che possano esserci degli italiani per i quali anche una parte di quelle accuse siano vere, mi fa rabbrividire. Bisogna accertare la verità . La confessione è da verificare». Il titolare della Fernesina, poi, ha chiamato al telefono Zalmay Rassoul, la controparte afghana. Ex medico e consigliere del defunto Zahir Shah, il ministro degli Esteri afghano ha vissuto a lungo in esilio a Roma. Non è uno che ama esporsi, ma anche il presidente afghano Hamid Karzai potrebbe intervenire. Da tempo non ama gli inglesi e ultimamente è in rotta con gli americani. Non solo: il governatore di Helmand, Gulab Mangal, presunto obiettivo del complotto, non gli va a genio. Da un po’ voleva mettere al suo posto un fedelissimo, Sheer Mohammed, ma gli inglesi hanno fatto muro, perché lo accusano di essere coinvolto nel traffico di oppio.

ATMAR, L’UOMO DI PUNTA. «Non respingiamo le accuse lanciate dal governatore, ma stiamo indagando. E’ ancora troppo presto per capire come siano finite le armi nell’ospedale e chi ne è il responsabile» ha dichiarato il portavoce del ministero degli Interni di Kabul, Zamarai Bashary. Da Lashkar Gah ribadiscono che le «prove ci sono, compreso il compenso di 500mila dollari per il complotto». I distinguo degli Interni dipende dagli ottimi rapporti con l’Italia di Mohamad Hanif Atmar, il nuovo ministro pashtun. Figlio di un governatore ai tempi della monarchia si è arruolato giovanissimo nel famigerato Khad, la polizia segreta messa in piedi dal Kgb durante l’invasione sovietica. Grazie all’addestramento dei reparti antiterrorismo della polizia da parte dei carabinieri e del corpo di frontiera con la Guardia di finanza, l’Italia punterà  su Atmar per cercare di risolvere la situazione.

GINO STRADA ACCUSA. Nella delicata partita il fondatore di Emergency Gino Strada ha continuato a sparare a zero: «In Afghanistan è scattata una vera e propria guerra ad un ospedale – ha dichiarato Strada – Vogliono togliere di mezzo un testimone scomodo». Per poi rincarare la dose: «Preoccupa che forze afghane possano rapire, non arrestare ma rapire, persone nella peggiore tradizione terroristica». Intanto sul sito dell’associazione si può firmare per la petizione, che difende i tre italiani, “IO STO CON EMERGENCY”.

Stefania Carboni

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