DISARMO NUCLEARE, IL GIORNO DOPO L’ACCORDO STORICO TRA OBAMA E MEDVEDEV

DISARMO NUCLEARE, IL GIORNO DOPO L’ACCORDO STORICO TRA OBAMA E MEDVEDEV

PRAGA, 9 APR. – Firma storica, oggi a Praga, tra il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama e il leader del Cremlino, Dmitry Medvedev. Approvato il Trattato Start2, che prevede la riduzione degli arsenali nucleari, da parte delle due superpotenze. Entrambi i presidenti hanno definito, quello di oggi, un “avvenimento storico” che, superati gli interessi individuali delle singole nazioni, mira alla sicurezza della comunità mondiale. L’accordo Start2, che sostituisce il precedente, scaduto a dicembre, prevede da parte dei due paesi, entro sette anni dalla ratifica, la riduzione delle testate strategiche sotto le 1.550 unità, mentre, il numero dei vettori (missili, sottomarini e bombardieri) non dovrà essere superiore a 800. Inoltre, un nuovo regime di ispezioni, vieterà agli ispettori americani di avere sede fissa nella base di Votkinsk.

Il presidente Obama, nel discorso dopo la cerimonia, ha definito la sigla dell’accordouna pietra miliare per le relazioni bilaterali e la sicurezza nucleare”, aggiungendo che il trattato “rende gli Stati Uniti e il mondo più sicuri”, aprendo “la strada a tagli ancora maggiori degli arsenali dei due Paesi”. Obama, ha poi espresso la volontà di vedere l’accordo ratificato dal Senato entro il 2010 e ha confermato che sarà reso pubblico su internet, perché “tutti lo possano vedere nel modo più aperto e trasparente”.

Il presidente russo, Dmitry Medvedev, ha definito lo Start2, un accordo equilibrato, in cui non ci sono “né vincitori, né vinti: ha vinto la sicurezza mondiale, la comunità mondiale”. In una dichiarazione unilaterale la Russia ha, però, precisato che il trattato “sarà in vigore fino a quando il rafforzamento delle capacità di difesa missilistica degli Stati Uniti non creerà una potenziale minaccia di forze nucleari strategiche della Russia”. “Siamo pronti a discussioni significative sulla difesa missilistica”, la risposta di Barack Obama.

Cristina Reggini

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