CHIUSO IL PRIMO CAPITOLO DEL CINZIA-GATE, LA PROCURA RIPARTE E ACCUSA DELBONO E DIVANI DI CORRUZIONE

CHIUSO IL PRIMO CAPITOLO DEL CINZIA-GATE, LA PROCURA RIPARTE E ACCUSA DELBONO E DIVANI DI CORRUZIONE

BOLOGNA, 8 APRILE – Messo da parte il primo filone del Cinzia-gate, quello riguardante i viaggi fatti a spese della Regione e il pressing subìto dalla Cracchi, con conseguente avviso di fine indagine, il nome di Flavio Delbono ricompare, assieme a quello di Mirko Divani, nel registro degli indagati. I pm e la Digos hanno ripreso in mano il secondo e più scottante capitolo dell’inchiesta, iniziato col famigerato bancomat di Farbanca intestato a Divani, poi regalato a Cinzia Cracchi da Delbono. I due “cari amici” sono ora accusati di corruzione in concorso.

All’inizio dell’indagine il danno sembrava limitarsi a qualche episodio di peculato, ma man mano che si procedeva con gli interrogatori sono venuti fuori numerosi spunti che hanno fatto pensare a qualcosa di più grave. Primo fra tutti, il bancomat dato ad uso di Cinzia da Flavio, che la donna ha prontamente consegnato in Procura: ha raccontato alla pm Morena Plazzi che l’ex sindaco le aveva offerto 40 mila euro perché lei gli restituisse il bancomat senza farne menzione in Procura. L’episodio è apparso ambiguo: perché un’offerta così alta per una carta magnetica su cui erano transitate poche decina di migliaia di euro? Ma il bancomat si è rivelato solo la punta dell’iceberg.

Sono quindi cominciate le indagini sull’intestatario della carta: Mirko Divani, consulente di Cup2000, il Centro Prenotazioni che per qualche anno aveva avuto proprio Delbono sulla poltrona di vicepresidente: dalla società Divani aveva avuto appalti senza gara e contratti di consulenze per diverse migliaia di euro. Più avanti è stata anche notata una coincidenza temporale tra l’aumento della quota mensile che Cinzia poteva prelevare dal bancomat (da 600 a 1000 euro) e l’aumento del valore delle consulenze ottenute da Divani presso il Cup: quasi un raddoppio da entrambe le parti. Tutto questo ha fatto pensare agli investigatori che proprio il bancomat fosse l’anello di congiunzione tra gli interessi economici privati di Divani e quelli pubblici di Delbono. Secondo i pm, infatti, qualcosa non quadra nell’afflusso di soldi, tra il 2004 e il 2008, sul conto corrente dell’installatore di pc.

I legali di Delbono, Paolo Trombetti e Gaetano Insolera, che si è aggiunto al primo quando l’inchiesta si è fatta particolarmente delicata, non hanno perso tempo e hanno risposto a tono: per loro non c’è “nessun elemento che possa suffragare la corruzione” e la nuova accusa dipende solo dalla “esigenza tecnica della Procura di individuare un’ipotesi di reato per portare avanti l’indagine”. «I magistrati sono alla ricerca di elementi per un’eventuale corruzione – dice Trombetti – ma non c’è nessun atto che possa essere sospettato di essere oggetto di corruzione, da questo punto di vista non ci sono atti che leghino Delbono a Divani».

Da ieri, intanto, Cinzia Cracchi, uscita apparentemente pulita dalle indagini, ha cominciato il suo nuovo lavoro all’Istituto per i Beni Culturali dell’Emilia Romagna, che dipende direttamente dalla Regione. «Il primo giorno di lavoro è andato bene – ha detto ai cronisti che l’aspettavano fuori all’orario di uscita – E’ una struttura che non conosco, mi ci vorranno un po’ di giorni per capire come funziona, ma ho trovato un clima sereno». Appena giovedì scorso il direttore del personale della Regione l’aveva convocata per comunicarle la sua nuova destinazione e venerdì è stato il suo ultimo giorno al Cup, dove lavorava dall’estate del 2008 in seguito alla rottura della relazione con Flavio Delbono. Lei avrebbe preferito mantenere un impiego da segretaria politica, qualcosa di simile, cioè, al lavoro che faceva prima di conoscere l’ex compagno. Per ora, non l’hanno accontentata, anzi: il suo stipendio è sceso da 1.800 euro, di cui 600 euro figuravano come “speciale indennità” ottenuta con Delbono e conservata grazie a una delibera regionale che per i pm resta da approfondire, a 1.200 euro netti mensili.

Mara Monfregola

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