THE DAY AFTER: ALCUNE VALUTAZIONI DEL DOPO ELEZIONI REGIONALI

THE DAY AFTER: ALCUNE VALUTAZIONI DEL DOPO ELEZIONI REGIONALI

(A cura di Stefano Spillare) Siamo al giorno dopo le elezioni regionali, consultazioni, mai come questa volta, vissute all’insegna della politica nazionale. Di programmi e temi propri delle competenze regionali, infatti, non se n’è praticamente parlato. La polemica sull’esclusione delle liste Pdl nel Lazio si è presto trasformata in una polemica contro il “pressapochismo” e l’inettitudine della classe politica del maggior partito di governo, mentre lo scandalo delle intercettazioni Rai e Agcom, lo si è voluto far pesare contro il premier e il governo proprio in vista della tornata elettorale regionale. Un polverone di polemiche pro e contro il governo, pro e contro i professionisti della politica, che, a ben vedere, ha finito col fiaccare lo spirito civico dell’elettorato astenutosi infatti più che altre volte (-7,8% rispetto alle regionali 2005 e ben -16,3% rispetto alle europee 2008, anch’esse giocate come avessero valenza nazionale).

Portandosi a casa il Piemonte e il Lazio, la coalizione di governo può dirsi vincente o, se non altro, non certo sconfitta. Tuttavia, il Cavaliere non è più l’alfiere di un tempo e la sua figura risulta un po’ scalfita. Lo dimostra il sorpasso della Lega in Veneto, regione che ha incoronato Luca Zaia, non solo per fedeltà al carroccio, forza certo dominante, ma anche per la stessa vincente figura del candidato leghista, un Ministro non proprio “mediatico” ma tuttavia radicato tra la gente perché da sempre molto attivo e attento alle problematiche di chi lavora nel comparto agricolo (e non solo) in una Regione nella quale, molto spesso, dietro al capannone compare anche un orto e dove la vita rurale e agreste continua a riempire il tempo libero, come hobby o seconda attività.

Se la vittoria di Zaia premia un certo professionismo politico e amministrativo e un fortissimo radicamento territoriale, nel resto del Nord è invece la questione identitaria a farla da padrone, tanto da portare Roberto Cota, non per niente leghista più “mediatico” (ambito nel quale funziona meglio la propaganda anti immigrati), ad aggiudicarsi il Piemonte contro la civilissima Mercedes Bresso (rea di aver difeso la laicità dello Stato ed aver offerto “ospitalità” sanitaria agli Englaro).

Se il governo tiene e la Lega si conferma come il partito più capace di intercettare (sia mediaticamente che direttamente sul territorio) le istanze dei cittadini (almeno al Nord), il centrosinistra, invece, dimostra di avere ancora molta strada da fare.

Chi funziona meglio, “mediaticamente” parlando, è l’Idv, la quale riesce ad intercettare la volontà di rivalsa dei “cittadiniperbene” che vogliono il rispetto delle regole. Mentre, chi riesce ad essere ancora più vicino ai cittadini – sinergicamente alla propaganda dell’Idv e grazie al “detonatore” Grillo – con un radicamento che viene veramente dal basso, sono proprio i “grillini“, il cui successo esprime esattamente la vivacità di una società politicizzata, pronta a mobilitarsi, ma lontana dai partiti e dai professionisti della politica: il successo di Giovanni Favia in Emilia Romagna (7% in Regione e oltre 9%!! a Bologna) è emblematico.

Il centrosinistra resiste solo nelle roccaforti tradizionali e in Liguria, mentre si gioca Calabria e Campania semplicemente sul terreno dell’amministrazione.

Meno male che il doppio successo di Nichi Vendola in Puglia (prima su D’Alema e adesso alle regionali) dimostra che c’è ancora spazio per una sinistra che si sappia ripensare, ammodernare e che sappia trovare le parole per definirsi.

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