Preti pedofili: il caso Murphy

Preti pedofili: il caso Murphy

Chiesa e pedofilia: bufera per Papa RatzingerROMA, 29 MARZO – Si alzano da tutto il mondo voci di protesta contro il papa. A Londra, davanti alla cattedrale cattolica di Westminster, ha avuto luogo la manifestazione “Protest the Pope” per chiedere le dimissioni del pontefice. I manifestanti hanno annunciato che, dal momento che papa Benedetto XVI è colpevole di aver permesso a preti pedofili di evadere la giustizia, la sua visita in programma per settembre non è ben accetta. Uno degli attivisti, Peter Tatchell, ha accusato il papa di aver emanato un editto, nel 2001, ai vescovi nel mondo in cui ordinava la copertura degli abusi. In difesa di Ratzinger è accorso, inaspettatamente, l’arcivescovo di Westminster, Vincent Nichols, rappresentante della Chiesa anglicana, secondo il quale non sussistono motivi validi per chiedere le dimissioni del papa. «Non è stato coinvolto in alcun insabbiamento. In verità  è stato il cardinale Ratzinger a promuovere sostanziali cambiamenti nel Codice Vaticano» Dalla Svizzera, invece, la presidente della Confederazione elvetica, Doris Leuthard, propone l’istituzione di una lista nera dei preti pedofili, per evitare che entrino in contatto con altri bambini. «I casi di pedofilia devono essere trattati in modo risoluto e la Chiesa deve assumersi la sua parte di responsabilità : che gli autori degli abusi siano laici o religiosi non fa differenza, tutti sono sottoposti al Codice Penale svizzero, senza se e senza ma». D’altro canto, la Chiesa svizzera punta a contrastare la pubblicità  negativa dello scandalo con una campagna di poster intitolati “Notizie migliori” da affiggere in tutte le 2.000 parrocchie del paese.

In Francia, il parroco di Marcilly-le-Hayer, un villaggio nel nordest del paese, è indagato da mercoledì per violenza sessuale e detenzione di immagini pedopornografiche. La denuncia è stata presentata da un maggiorenne, vittima degli abusi. Il prete, padre Jacques Breton, ha negato le violenze ma ha ammesso di aver scattato le foto di bambini nudi che gli inquirenti hanno trovato sul suo computer. Il giornale locale, L’Est Eclair, rivela che il prelato è in stretta libertà  vigilata e che gli è stato fatto divieto di entrare in contatto con minorenni. «Aspettiamo di conoscere la verità  dei fatti», è stato il commento del vescovo di Troyes, Marc Stenger.

In Germania spuntano nuovi presunti casi di abusi sessuali su minori nell’orfanotrofio St. Josef di Bad Oldesloe e nella colonia scolastica di Neuboernsen, entrambi gestiti dalla Chiesa cattolica. Lo riporta il quotidiano locale Luebecker Nachrichten, citando anche il caso di un monastero benedettino di Nuetschau, ma non è chiaro se anche lì siano coinvolti dei minorenni. Le vicende dell’orfanotrofio risalgono agli anni 60: un ex residente dell’istituto ha denunciato solo due settimane fa alla Procura di Lubecca un prelato oggi 84enne e ha raccontato al giornale che il cappellano lo convocava spesso nella sua stanza presso la casa parrocchiale per un “controllo igienico”. «Dovevo spogliarmi completamente e sedermi sul suo grembo. Lui mi toccava dappertutto nell’area dei genitali. All’epoca non pensavo ci fosse nulla di male». Questo sarebbe avvenuto due o tre volte. Il caso della colonia scolastica, invece, risale al 1950.

L’arcivescovo di Vienna, Cristoph Schloenborn, ha annunciato che la Chiesa cattolica austriaca ha deciso di nominare un “rappresentante indipendente” delle vittime per indagare sui casi di abusi sessuali. Il ruolo sarà  affidato a una donna, Waltraud Klasnic, ex governatrice regionale. «Vogliamo far uscire le indagini dalla Chiesa e affidarle a un rappresentante indipendente», ha detto il vescovo.

Dall’altra parte dell’oceano, intanto, due corti federali, in Oregon e Kentucky, hanno ammesso la possibilità  di azioni legali contro il Vaticano per dei casi di abusi sessuali, sulla base che i preti nel mondo sono “impiegati” del papa e per questo lui ne è responsabile. «Il Vaticano – scrive online il Washington Post – ha fatto ricorso alla Corte Suprema Usa per fermare il procedimento in Oregon. Intanto gli avvocati di entrambe le parti hanno incontrato due settimane fa a Washington dei funzionari governativi che potrebbero avere un ruolo determinante se il Vaticano – considerato un Paese straniero immune dalle azione legali – dovesse risultare parte in causa in un procedimento americano». Il via libera della Corte d’appello del Kentucky a un’azione legale contro la Santa Sede risale al novembre 2008, quando per la prima volta allo Stato Vaticano non venne garantita dagli Usa l’immunità  sovrana sancita dal Foreign Sovereign Immunities del 1976. Il caso riguarda una denuncia contro la diocesi di Louisville presentata da tre uomini che sostengono di essere stati molestati quando erano chierichetti e che accusano la Santa Sede di aver per decenni insabbiato la faccenda. L’azione legale dell’Oregon è stata invece intentata nel 2002 da un uomo di Seattle che sostiene di essere stato molestato, quando era bambino, da un prete morto nel 1992. L’ultimo atto risale al marzo 2009, quando la Corte d’appello diede via libera alla presunta vittima che intendeva portare in giudizio l’arcidiocesi di Portland e l’arcidiocesi di Chicago, accusandoli di aver trasferito di parrocchia in parrocchia il reverendo Andrew Ronan, pur sapendo che aveva commesso ripetuti atti di pedofilia.

E se Der Spiegel, in Germania, non fa che continuare a lanciare provocazioni mettendo in discussione l’autorità morale del Santo Padre, il New York Times torna a insistere sul caso di Lawrence Murphy con un altro articolo. Secondo il quotidiano, che cita alcuni testimoni diretti, le vittime (circa 200 ragazzini sordi dell’istituto cattolico St John’s di Milwaukee, Wisconsin) riuscirono a spiegare le molestie subìte a tre arcivescovi, alla polizia e al responsabile della giustizia distrettuale. Ma le loro denunce passarono inosservate. Dopo svariati tentativi di informare chi di dovere affinché fossero prese delle misure di punizione, alle vittime fu fatto sapere che padre Murphy, direttore della scuola e procacciatore di fondi, era troppo importante per essere sospeso e che pertanto avrebbe ricevuto solo incarichi amministrativi. Solo in seguito a una denuncia formale da parte delle vittime, il sacerdote venne mandato dall’Arcidiocesi nella sua casa di famiglia, nel nord del Wisconsin. Tuttavia, poco dopo la denuncia fu ritirata e una delle vittime liquidata con 2 mila dollari. Da allora, e per i successivi 24 anni, padre Murphy continuò a lavorare nelle parrocchie e nelle scuole, dirigendo anche i ritiri per giovani nella diocesi di Superior.

Attraverso Radio Vaticana torna a parlare padre Federico Lombardi, spiegando che “i casi portati all’attenzione del pubblico sono avvenuti generalmente diverso tempo fa, anche anni addietro, ma riconoscerli e farne ammenda nei confronti delle vittime è il prezzo del ristabilimento della giustizia e di quella ‘purificazione’ della memoria che permette di guardare con rinnovato impegno, e insieme con umiltà  e fiducia al futuro”. E’ proprio padre Lombardi a riconoscere che la credibilità  della Chiesa dipende da come verrà  affrontato lo scandalo, trattandosi anche di un argomento di natura tale da attirare di per sé l’attenzione dei media. Tuttavia, continua il direttore della Sala Stampa vaticana, “numerosi segnali positivi provengono da diverse conferenze episcopali, vescovi e istituzioni cattoliche di vari paesi nei diversi continenti”. Proprio negli States, infatti, il numero di accuse di abuso è sceso nel corso dell’ultimo anno del 30%: si deve quindi riconoscere che le misure decise dalla Chiesa americana e in corso di attuazione “si stanno manifestando efficaci. La Chiesa negli Stati Uniti ha preso la strada buona per rinnovarsi”. In ogni caso, conclude padre Lombardi, i recenti attacchi mediatici “hanno provocato indubbiamente dei danni”, ma “l’autorità  del papa e l’impegno intenso e coerente della Congregazione per la Dottrina della Fede ne escono non indeboliti, ma confermati nel sostenere e orientare gli episcopati nel combattere e estirpare la piaga degli abusi ovunque si manifesti”.

Mara Monfregola

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