Preti pedofili, casi insabbiati spuntano come funghi

Preti pedofili, casi insabbiati spuntano come funghi

BOLOGNA, 25 MAR. – «In una società  con una nobile tradizione della difesa dei diritti di tutti i membri, il diritto dei bambini a essere concepiti e portati nell’utero, fatti venire al mondo e cresciuti all’interno del matrimonio dei genitori è un diritto fondamentale a cui si deve dare priorità  su altri modelli di famiglia e sul supposto diritto all’aborto». Ecco le parole di papa Benedetto XI, mentre riceveva i vescovi della Scandinavia. Purtroppo, però, spesso viene da chiedersi se proprio la Chiesa si preoccupa di tutelare l’innocenza dei bambini.

Domani in edicola sul settimanale L’Espresso un’inchiesta che denuncia svariati casi di preti pedofili, gettati nel dimenticatoio. Tra le altre storie, il giornale parla di un caso avvenuto in un monastero della Toscana, dove un frate, durante le ore di catechismo, accarezzava un bambino dicendogli “non avere paura: sono le mani di Dio”. Il bambino, che L’Espresso chiama “Mario”, ha raccontato di aver evitato il peggio solo perchè, mentre il prete si apprestava a spogliarsi, sono entrate alcune persone. La famiglia del bambino sapeva, la diocesi sapeva, il vesvovo e il priore sapevano. Eppure, proprio la Chiesa ha sconsigliato ai genitori della vittima di denunciare la violenza. Un altro caso trattato dal settimanale riguarda una bambina abusata in un convento di suore della Lombardia: Simona racconta di aver ricevuto avance esplicite da una monaca. «Quando ne ho parlato, la mia famiglia si è infuriata. Volevamo andare dai carabinieri, poi il vescovo disse che sarebbe stato risolvere la faccenda all’interno e che ci avrebbe pensato Dio a punire i colpevoli». Anche in questo caso, insomma, si cercò di insabbiare tutto.

Il New York Times ha pubblicato online il caso di un sacerdote americano, il reverendo Lawrence Murphy, che nella scuola per sordi del Wisconsin, dove lavorò dal 1950 al 1977, molestò almeno 200 bambini. Nel 1996, scrive il NY Times, Joseph Ratzinger, all’epoca cardinale e capo della Congregazione per la Dottrina della Fede, non rispose a due lettere inviategli dall’arcivescovo di Milwaukee, Rembert Weakland, e che otto mesi più tardi il suo secondo dell’epoca, cardinale Tarcisio Bertone, attualmente segretario di stato Vaticano, diede istruzioni ai vescovi del Wisconsin per avviare un processo canonico segreto destinato ad allontanare padre Murphy. Accadde poi, invece, che il reverendo accusato scrisse a Ratzinger di trovarsi in condizioni precarie di salute e che, essendosi già  pentito, non doveva essere processato. Fu proprio l’attuale papa Benedetto XVI che in quell’occasione fermò il processo: padre Murphy non ricevette alcuna punizione, ma fu trasferito in segreto in altre parrocchie.

Secondo padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, “la Congregazione per la Dottrina della Fede non fu informata dei fatti se non venti anni dopo che gli abusi compiuti da padre Murphy erano stati già  trattati dalle autorità  civili”. «E’ stato suggerito – scrive padre Lombardi nella dichiarazione fornita al NY Times – che esiste una relazione tra l’applicazione della “Crimen sollicitationis” (documento del 1962 del Sant’Uffizio che stabiliva la procedura da seguire nei casi di avances sessuali in sede di confessione, ndr) e il fatto di non aver riferito in questo caso degli abusi sessuali alle autoritò  civili. In realtà , questa relazione non esiste. Infatti, contrariamente ad alcune affermazioni che sono circolate sulla stampa, né la Crimen sollicitationis né il Codice di Diritto canonico hanno mai proibito la denuncia degli abusi sui minori alle autorità  giudiziarie». Inoltre, spiega padre Lombardi, «nei tardi anni ’90, dopo che oltre due decenni erano passati da che da che l’abuso era stato riferito ai dirigenti diocesani e alla polizia, la Congregazione per la prima volta fu informata della questione perché essa coinvolgeva l’adescamento nel confessionale, che è una violazione del sacramento della penitenza, e fu interessata della questione di come trattare canonicamente il caso Murphy. E’ importante notare che la questione canonica sottoposta alla Congregazione non era collegata a nessuna potenziale procedura civile o penale contro padre Murphy». Per quanto riguarda, poi, la mancata punizione da parte della Chiesa,che avrebbe dovuto ridurre il sacerdote allo stato laicale, il portavoce del vaticano spiega nella nota al NY Times che il diritto canonico non prevede punizioni automatiche, e che «la precaria salute di padre Murphy e la mancanza di nuove accuse nei suoi confronti sono stati elementi determinanti nella decisione. Padre Murphy è morto nel 1998, due anni dopo che il Vaticano venne a conoscenza del caso».

In Cile, invece, sembra che le braccia omertose della Chiesa non siano arrivate per il sacerdote José Angel Arreghi Erana, 53 anni, condannato a 817 giorni di detenzione per aver accumulato materiale pedopornografico. Erana era stato arrestato lo scorso agosto a Santiago, dopo che gli investigatori avevano trovato sul suo computer 400 ore di materiale informatico con fotografie, video e registrazioni pornografiche. In effetti, senza un miracolo, sarebbe stato difficile nascondere tutto quel materiale. Durante il processo, inoltre, il pm ha accusato il prete di aver filmato gli abusi compiuti su 15 minorenni spagnoli tra i 12 e i 14 anni, tra il 1992 e il 2005. Il legale di Erana, contro il quale il procuratore ha chiesto la pena massima prevista, 3 anni, ha commentato «E’ pentito di tutto, tanto che ha anche cercato di uccidersi».

«Sui casi di pedofilia la Chiesa sta cercando di riscrivere la storia, dicendo “noi non sapevamo”. Ma questo documento dimostra che sapevano e che non hanno fatto niente». Così Peter Isely, responsabile dell’associazione americana delle vittime dei preti pedofili Snap, nel corso di una piccola manifestazione in Piazza Pio XII di fronte al colonnato di Piazza San Pietro a Roma, ha distribuito alla stampa copie della corrispondenza degli anni 90 tra Ratzinger e l’allora vescovo di Milwaukee sul caso di padre Murphy, accusato di aver molestato centinaia di bambini sordi. «Nel mio Paese qualsiasi lavoro tu faccia, insegnante psicologo dottore avvocato, se abusi e violenti un bambino, perdi il tuo lavoro. Nella Chiesa invece non ci sono regole», ha commentato Isely. La manifestazione, però, è stata presto interrotta dalla polizia mentre i quattro rappresentanti dell’associazione parlavano con i giornalisti. Gli agenti hanno chiesto loro i passaporti, poi li hanno portato via “per accertamenti”. La presidente di Snap, Barbara Blaine, che non capiva cosa stesse facendo di male, è andata via turbata, chiedendo ai fotografi di riprendere quanto stava accadendo.

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