MEDIOEVOSET, QUANDO IL MODERNO SI CONFONDE CON L’ANTICO

MEDIOEVOSET, QUANDO IL MODERNO SI CONFONDE CON L’ANTICO

MILANO, 24 MAR. – Il parallelo lo ha fatto per prima la capogruppo Pd al Senato Anna Finocchiaro, paragonando il discorso che Berlusconi ha tenuto alla manifestazione Pdl di sabato scorso, “Un comizio di basso profilo” degno più di un “capopopolo” che “di un Presidente del consiglio”; sostanzialmente “Una cosa ridicola”, l’ha apostrofato la Finocchiaro, infierendo, in particolare, sul giuramento congiunto dei candidati Pdl alle regionali di fine marzo, che la senatrice taccerebbe come ridicolo anch’esso “se non fosse tragico”: “Sembrava – ha commentato la Finocchiaro – una cerimonia feudale […]. Vassalli che giurano fedeltà al signore”. Uno spettacolo non certo degno di “un paese che vorrebbe essere moderno e democratico”. In definitiva, conclude la capogruppo Pd, un immagine che “faceva davvero tristezza”.

L’immagine del feudatario, del signorotto e della sua corte di sgherri, non è nuova quando si parla di Berlusconi e del partito che ha fatto nascere e risorgere praticamente dal nulla, tuttavia, quest’immagine particolarmente evocativa, si arricchisce inevitabilmente di suggestioni e riscontri dopo lo spettacolo dell’adunata di sabato.

Il noto giurista Stefano Rodotà, senza voler fare riferimento esplicito ad un regime, registra semplicemente come il giuramento di piazza San Giovanni ricordi “tutti i riti tipici dei sistemi totalitari, dove c’è un dialogo apparente con il popolo richiamando la folla dall’alto del palco, col solo diritto all’eco per la folla stessa”.

“Chi ritiene questa considerazione esagerata – prosegue il professore – non ha l’esatto senso di quanto sta accadendo nel nostro Paese”, perché – sostiene ancora Rodotà – non si tratta di semplicemente di format televisivi, di spettacolarizzazione, certe cose “si sono già viste prima della tv, in tempi molto oscuri”.

Ma l’immagine dell’alto Medioevo riaffiora prepotentemente anche nelle analisi di altri noti uomini di legge come i magistrati Piercamillo Davigo, eroe quasi dimenticato di Manipulite e Roberto Scarpinato, procuratore anti-mafia di Palermo, oltre al direttore de Il Fatto Quotidiano, Antonio Padellaro e al giornalista della medesima testata Marco Travaglio. L’occasione è la presentazione a Roma dell’ultimo libro del prolifico Travaglio, esplicitamente intitolato, Ad personam.

Le analogie col periodo premoderno, effettivamente, non mancano: un politico padrone che accentra in sé potere decisionale pubblico e potere personale economico (in particolare riferito ai mezzi di comunicazione che sono la quint’essenza di quel quasi-istituto fondamentale della democrazia moderna che è l’opinione pubblica), il tentativo di violare il principio di eguaglianza introducendo una legislazione che si vorrebbe differenziale tra “sovrano” e “suddito” e un forte carattere “rappresentativo” del potere pubblico, come lo definisce il sociologo Junger Habermas in riferimento proprio alla dimensione pubblica che era tipica dei signorotti feudali, i quali “rappresentano il loro dominio, anziché per il popolo, «dinanzi» al popolo”.

Stefano Spillare

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