BERLUSCONI RIFIUTA LO SCONTRO TELEVISIVO CON BERSANI, MA RILANCIA QUELLO POLITICO CON LA MAGISTRATURA

BERLUSCONI RIFIUTA LO SCONTRO TELEVISIVO CON BERSANI, MA RILANCIA QUELLO POLITICO CON LA MAGISTRATURA

BOLOGNA, 22 MAR. – Berlusconi, impegnato nel sostegno alla candidatura Bernini, ritorna sui temi a lui cari. Stimolato dai giornalisti, infatti, da una parte accantona l’immagine di uomo del dialogo che voleva ritagliarsi per questa legislatura, e dall’altra attacca nuovamente e pesantemente la magistratura.

La proposta di un faccia a faccia televisivo con Bersani inoltratagli dal PD è dunque rispedita al mittente: “Non credo che sia opportuno in questo momento perché le dichiarazioni quotidiane di Bersani nei miei confronti ci hanno fatto perdere la fiducia che si possa arrivare a un interscambio produttivo basato sulla realtà“. Traducendo la prosa laboriosa del Cavaliere, delle due l’una: Berlusconi si dichiara offeso dal tipo di opposizione espresso dal segretario democratico, oppure è scettico sul fatto che un confronto televisivo possa condurre ad una  soluzione positiva. Come se questo – e non lo scontro dialettico fondato su posizioni altre – fosse l’obiettivo di un faccia a faccia in tv. Meglio sorvolare, invece, sull’introduzione della permalosità quale categoria della politica. Anche perché, se causata dall’opposizione di Bersani e compagni, assumerebbe le fosche tinte della paranoia.

Non è certo, però, l’accusa di “capopopolo” lanciata dal leader democratico ad offenderlo: “Non mi dispiace essere definito un capopopolo, ma il Popolo della libertà – ha detto Berlusconi – è nato dal basso”. Per carità, come battuta autoironica ci sta pure; ma Silvio va oltre, spiegando che i partiti sono stati quasi obbligati dalla gente ad aderire. Di certo, la natura aziendale di Forza Italia e il processo di de-ideologizzazione avviato in AN da Fiuggi in poi, hanno favorito il connubio azzurro. Anche se una realtà fatta di scontri, dispetti e disperate lotte di potere, rende meno idilliaca la situazione interna al PDL.

Tuttavia il Presidente del Consiglio sembra preoccupato più dalla magistratura che dal suo partito o dall’opposizione del PD. Infatti, non perde occasione per sferrare attacchi al sistema giudiziario e a tutta l’intelaiatura istituzionale. “La sovranità appartiene al popolo, il quale la passa al parlamento, che fa le leggi: ma se una legge non piace a una certa parte dei magistrati, che si può individuare in Magistratura democratica, loro portano la legge in Corte di Cassazione, che la abroga. La sovranità appartiene a Magistratura democratica: se vi sembra una cosa accettabile in una democrazia, ditemelo…” Il ruggito del premier non piace, però, a Rita Sanlorenzo, segretario di MD, che replica: “Il presidente del Consiglio riproduce in termini grotteschi un procedimento che invece rappresenta l’essenza, e la ricchezza, della nostra civiltà giuridica”.

Le scorrettezze giuridiche di Berlusconi e l’incredibile conflitto d’interessi che vede un “pluri-imputato” occuparsi di legiferare (per mezzo della sua maggioranza), riformando anche la giustizia, non possono far dimenticare un problema che evidentemente esiste. Che senso ha, infatti, proibire ai magistrati di iscriversi a partiti, o sancire costituzionalmente il principio della imparzialità (non solo sostanziale, ma anche “apparente”), se poi si accetta la politicizzazione formale della magistratura ? E’ sufficiente leggere gli scopi statutari di MD per individuarne la chiara matrice politica. La quale, per giunta, non è camuffata in nessun modo. Non basta, dunque, replicare ai propositi “eversivi” del Cavaliere. Occorre disinnescarli,  garantendo all’Italia un sistema giudiziario effettivamente imparziale.

Antonio Del Prete

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