NUOVE ACCUSE AL PREMIER, CIANCIMINO JR: “MIO PADRE INVESTI’ SOLDI MAFIOSI IN MILANO 2”

NUOVE ACCUSE AL PREMIER, CIANCIMINO JR: “MIO PADRE INVESTI’ SOLDI MAFIOSI IN MILANO 2”

[ad#Google Adsense Text 234 x 60 Ads]

MILANO, 2 FEB. – Trattativa Stato-mafia: “Provenzano godeva di una immunità territoriale”. Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, “organico” alla cosca dei corleonesi e uno dei principali responsabili del cosiddetto “sacco di Palermo”, cioè dell’abuso edilizio perpetrato da Cosa nostra ai danni della città tra gli anni ’50 e ’60, parla ora del ruolo che suo padre avrebbe avuto anche nell’impresa edilizia “Milano 2”, gestita dall’allora “palazzinaro” Silvio Berlusconi.

Ciancimino Jr., infatti, oltre a specificare ai pm di Palermo nuovi inquietanti particolari riguardanti la presunta trattativa Stato-mafia – che interesserebbe anche le inchieste sulle stragi Falcone e Borsellino – avrebbe riferito, testuali parole: “Parte del denaro di mio padre, negli anni 70, fu investito in una grossa operazione edilizia realizzata nella periferia di Milano chiamata Milano 2”.
Il presunto coinvolgimento di Berlusconi con gli illeciti affari di Cosa nostra, gettano sul premier nuove ombre, che si vanno sommando a quelle già prospettate dal pentito Gaspare Spatuzza, che nel dicembre scorso sosteneva rapporti d’affari e interessi tra il clan dei Graviano e l’attuale Presidente del Consiglio.

Immediate le reazioni dei legali di Berlusconi. L’avvocato del premier e deputato Pdl Niccolò Ghedini ha infatti prontamente dichiarato in merito: “Le dichiarazioni di Ciancimino su Milano Due sono del tutto prive di ogni fondamento fattuale e di ogni logica, e sono smentibili documentalmente in ogni momento” aggiungendo: “Tutte le risultanze hanno dimostrato la provenienza assolutamente lecita di tutto il denaro impiegato. Argomentare gli asseriti finanziamenti mafiosi è evidentemente diffamatorio, il che sarà facilmente comprovabile nelle appropriate sedi giudiziarie”.

APPRFONDIMENTI  Caso sacchetti biodegradabili: italiani, 10 euro in meno all'anno

L’immunità per Provenzano. Intanto, aspettando che Ciancimino venga sbugiardato, i giudici raccolgono anche le sue testimonianze riguardo la suddetta trattativa, la quale, dopo l’emergere del “papello” nel quale Riina, al fine di fermare la strategia stragista, avrebbe indicato le sue condizioni ad organismi delle istituzioni, si arricchirebbe di nuovi particolari, come l’impunità garantita a Bernardo Provenzano.
Ciancimino Jr., infatti, parla di un ordine di carcerazione nei confronti del padre annullato, nel 1990, “grazie ai rapporti che aveva in Cassazione” e aggiunge che anche il boss Provenzano “godeva di una sorta di immunità territoriale” che gli permetteva, anche da latitante, di muoversi liberamente. Tale immunità sarebbe stata – sempre secondo Massimo Ciancimino – assicurata da un accordo del maggio ’92 alla stipula del quale partecipò il padre, Vito Ciancimino, in prima persona.

Il giudice Corrado Carnevale, chiamato in causa indirettamente in quanto presiedeva all’epoca la prima sezione penale della Cassazione, commenta sicuro le dichiarazioni di Ciancimino: “Non ricordo di essermi occupato di questo caso. Non ricordo ma non escludo. Arrivavo a fare otto udienze al mese ed in ogni udienza trattavamo una trentina di ricorsi, se li ricordassi tutti avrei più memoria di Pico della Mirandola”. Carnevale fa presente, inoltre, di essere già stato sottoposto a procedimento penale per concorso esterno in associazione mafiosa e di essere stato assolto per insussistenza dei fatti.

Stefano Spillare

[ad#Banner 468 x 60 Sud]

Leave a Reply

Your email address will not be published.