NDRANGHETA, TERMINA NEL CUORE DI ROMA LA LATITANZA DI DOMENICO BELLOCCO

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ROSARNO, 1 FEBB. – Ancora un arresto colpisce le associazioni mafiose. Questa volta è toccato al latitante Domenico Bellocco, 33 anni. L’uomo, che è stato catturato a Roma nella tarda serata di ieri, era un affiliato dell’omonima cosca calabrese, operante nel territorio di Rosarno ed una delle più potenti della ‘Ndrangheta.

Secondo gli organi inquirenti il giovane stava prendendo le redini della cosca e stava stabilendo nuove alleanze con altri clan.

Domenico, figlio di Giuseppe, che, arrestato nel luglio 2007, sta scontando una pena all’ergastolo in regime di 41bis, era stato colpito da un’ordinanza di carcerazione per una condanna a 6 anni di reclusione per associazione mafiosa e, nell’ambito dell’operazione “Rosarno è nostra”, da un’ulteriore ordinanza di custodia cautelare.

Secondo gli investigatori il 33enne si era trasferito a Roma sia per sfuggire all’ondata di arresti, sia per evitare la faida che starebbe dividendo la ‘ndrina dei Bellocco da quella dei Pesce.

La cosca, cui apparteneva il latitante, era molto attiva nell’ambito del narcotraffico, delle estorsioni, dell’usura e del controllo delle attività commerciali ed imprenditoriali nel territorio di Gioia Tauro.

Essa, inoltre, era in precedenza alleata proprio con il clan dei Pesce, assieme al quale deteneva l’egemonia su ampi territori locali. I due alleati, inoltre, avevano importanti interessi in Lombardia e, all’estero, stretti collegamenti con la criminalità austriaca, greca, libanese, tedesca e francese.

Nel 2006, però, erano stati colpiti da un’ingente ondata di arresti. Infatti, soltanto nel corso dell’operazione “onda blu” erano state emesse, ai danni dei Pesce-Bellocco, circa 54 ordinanze di custodia cautelare in carcere per traffico di eroina, cocaina e per associazione mafiosa.

Valeria Castellano

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