HAITI: DA UNA PARTE SI MUORE, DALL’ALTRA CI SI METTE IN POSA

HAITI: DA UNA PARTE SI MUORE, DALL’ALTRA CI SI METTE IN POSA

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A cura di Nicola Sorrentino Haiti è’ già terra dimenticata da tutti. Lo è già dal punto di vista politico, dove non esiste un vero e proprio governo che si prenda cura del suo popolo, ma solo dirigenti e politicanti pronti ad arricchirsi le tasche. Non è bastato un terremoto, un’apocalisse è meglio chiamarlo, per dare credito a una popolazione che oltre a perdere case e persone care, ha visto sradicarsi in questi giorni anche la dignità e il diritto alla vita.

Chi gira per le strade di Pourt au Prince assiste a una vera e propria mostra dell’orrore, l’aspetto dominante e caratteriale dell’individuo di Haiti è semplicemente il fai da te, paradosso macabro visto il contesto. Gruppi numerosi di persone che costruiscono degli accampamenti, improvvisati ovviamente, che dovrebbero dar riparo temporaneamente a chi è senza casa, praticamente tutti. Mentre si cerca il materiale adatto per non subire “altri crolli”, dalla plastica alla legna e a tutto ciò che può ritornare utile, gli altri Paesi discutono sul da farsi, sul coordinamento degli aiuti che non sembra esserci.

La notte la fanno da padroni i saccheggiatori, teppisti, approfittatori che se ne vanno in giro a a far danni; la polizia li cattura, un colpo in testa e via. Lo scenario è composto da sacchi della spazzatura buttati un pò ovunque per strada, tante macchie nere in lontananza, contengono cadaveri, ce ne sono molti che non hanno avuto buona sorte neanche dopo morti.

I bambini rimasti orfani sono troppi, c’è chi addirittura se ne fa carico avendo già dai 2 ai 3 figli, veri e propri santi, chi invece dispiaciuto, deve lasciare queste creature alla loro sorte fra le lacrime di entrambi. I bambini vengono raggruppati e messi su veri e propri camion-cellulari, dall’esterno sembrano animali, dall’interno sono esseri umani. Li portano a mangiare, a mangiare quel poco che c’è, preti e pastori sembrano essere gli aiuti più presenti, si distribuisce a stento acqua e qualche biscotto, qualcuno improvvisa dei generatori di emergenza per ricaricare il suo cellulare, qualcuno riprende la sua attività di venditore ambulante, ma non sarà solo stavolta, di fianco ai suoi quadri esposti si sfiora la tenda di una famiglia, sistemata li perchè non c’era altro.

Inferno caraibico: da ammirare la volontà degli haitani di ricominciare a testa alta nell’attesa degli aiuti, quest’ultimi non sanno coordinarsi mentre invece chi è senza casa non perde tempo. In uno scenario che probabilmente verrà dimenticato e messo da parte dai giornali, c’è chi invece vuole finire sui media, sulla carta stampata e sui social network più in voga.

Su Facebook sono apparse foto di medici, volontari e soldati che sorridendo, con bottiglie di champagne ben in vista, testimoniavano la loro presenza in un contesto dove a stento si trattengono le lacrime. L’orrore è in una foto di un medico, con l’espressione compiaciuta mentre di fianco a lui c’è un corpo senza vita. L’umanità è morta ai Caraibi, quelli che vediamo sono zombie e nulla più.

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