DELBONO-GATE, AVREBBE INDOTTO CINZIA A TACERE O MENTIRE. NUOVA CAPO D’ACCUSO PER FLAVIO
BOLOGNA 27 GENN. – Oltre a truffa, peculato e abuso d’ufficio, scatta la quarta accusa per il sindaco dimissionario. Figura ora tra i capi d’accusa “tentata induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria” (art. 377 bis preceduto da art. 56 codice penale).
Sarebbe stata Cinzia Cracchi, ex compagna di Delbono e con lui indagata, a denunciare di essere stata vittima poco prima del suo interrogatorio di minacce e ricatti: in particolare premeva al sindaco che la donna non consegnasse alla Procura il noto bancomat intestato a Divani. Lui in cambio le avrebbe offerto aiuti economici.
Insomma, le accuse erano nell’aria già alla vigilia delle dimissioni. Dopo aver ascoltato l’assessore comunale della Giunta Luisa Lazzaroni e una collaboratrice dell’ufficio legale del Cup2000, Manuela Gallo, testimoni degli incontri avvenuti tra i due, gli inquirenti hanno stabilito la nuova iscrizione di Delbono nel registro degli indagati.
Paolo Trombetti, difensore di Delbono, afferma che non ci sono state condotte di induzione a tacere o mentire da parte del suo assistito. «Evidentemente – continua Trombetti – si tratta di un contrasto tra la versione di Cinzia e quella di Flavio che saremo in grado di chiarire», dal momento che, insiste l’avvocato, “fu lei a chiedere dei favori a Delbono”. Trombetti si è dichiarato completamente a disposizione della Procura per chiarire i vari aspetti dell’ennesimo reato contestato. «Si tratta per il momento solo di ipotesi che andranno sottoposte a verifica – conclude Trombetti – del resto siamo in una fase in cui l’accusa è ancora molto nebulosa».
Nel frattempo, la poltrona del primo cittadino è vuota a tempo indeterminato. Il vicesindaco Claudio Merighi ha annunciato che “solo al termine del monitoraggio della Giunta saremo in grado di determinare la data delle dimissioni del sindaco. L’ipotesi di un provvedimento d’urgenza che consenta di anticipare le elezioni amministrative è fuori discussione per il Ministro dell’Interno Roberto Maroni. «Il prefetto di Bologna mi ha detto che non risulta che il sindaco abbia presentato le dimissioni. Quindi siamo in presenza di dimissioni annunciate. Per me questa è una situazione che non consente nessun tipo di provvedimento» ha sottolineato Maroni.
Il caso Delbono è servito però al leader dell’Italia dei Valori Antonio di Pietro, che ne approfitta per mettere in discussione l’integrità morale del partito al governo. «Se da quella parte si facesse come si fa da questa parte, non avremmo avversari» ha detto a Il fatto del giorno. «Invitiamo a riflettere sul fatto che di qua c’è un Delbono che solo a indagine preliminare si è dimesso. Di là c’è un presidente del Consiglio che criminalizza la magistratura, che si fa leggi per non farsi processare, che cerca l’impunità ».
Non resta comunque immune al gossip, la vicenda di Delbono. L’assessore alla Cultura Nicoletta Mantovani ha annunciato la sua intenzione a “sporgere querela in merito alla notizia apparsa su Il secolo XIX e ripresa da diverse televisioni” in cui si sostiene l’esistenza di una relazione sentimentale tra lei e Delbono.
Mara Monfregola